In arrivo: Potterologia, dieci as-saggi dall’universo di Harry Potter
mag 9, 2011 editoria, harry potter

Eh sì, non sono stata proprio del tutto con le mani in mano, sul fronte potteriano, dal 2008 in qua.
Ho la fortuna di essere fra gli autori di una raccolta di saggi su Harry Potter, che uscirà il prossimo 3 ottobre e si intitola Potterologia.
Tutto il ricavato andrà in beneficenza, alla fondazione Theodora.
Qui tutte le informazioni, il comunicato stampa e i primi due booktrailer.
Qui il blog ufficiale del libro.
Per preordinare, ecco il sito dell’editore, Camelopardus.
Neanche vi sto a dire su cosa verterà il mio saggio… Altre informazioni nel prossimo futuro, comunque.
Potterologia esce il 3 ottobre 2011.
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Il marketing editoriale: “Come ti vendo un libro” (Milano, 11 maggio 2009)
– Gian Arturo Ferrari

Si è svolto ieri pomeriggio a Milano, presso il Circolo della Stampa in Corso Venezia, l’incontro “Come ti vendo un libro: Meccanismi, segreti e bugie del marketing editoriale”. Sono intervenuti:
- Gian Arturo Ferrari (direttore generale della divisione Libri del gruppo Mondadori)
- Emilia Lodigiani (direttore editoriale Iperborea)
- Gianni Biondillo, scrittore
- Paolo Mauri (la Repubblica)
- Stefano Bartezzaghi (sappiamo tutti chi è)
- moderatore: Enrico Regazzoni (direttore Istituto per la formazione al giornalismo)
Ho preso qualche appunto, che riporto qui sotto in forma di agevole elenco puntato, nel caso interessi a qualcheduno.
Sul sito dell’IFG trovate i pdf dell’inchiesta sul marketing editoriale: interessante soprattutto l’intervista a Ferrari.
- Lo scrittore è influenzato dalle ipotesi sulla vendibilità del libro che sta scrivendo? Biondillo risponde: se pubblichi è perché vuoi essere letto, non prendiamoci in giro. Il lettore non è stupido, il “lettore forte” sa riconoscere il buon libro, per quanto l’editore cerchi di propinargli roba che non vale niente. Biondillo era (ed è) un architetto, non conosceva nessuno nel mondo editoriale; un’amica gli ha detto che il suo libro valeva, e l’ha portato personalmente in Guanda: due settimane dopo il direttore, Brioschi, ha telefonato a Biondillo per proporgli la pubblicazione. “Una botta di culo clamorosa” commenta lui. I lettori sono molto precisi e attenti, contestano all’autore financo l’uso dei tempi verbali. L’autore deve rispettare i lettori che scelgono di dedicare il proprio tempo al suo libro anziché fare cose più divertenti, come fare sesso o andare al mare. Anche scrivere libri astuti e furbi è un’arte, ma non esistono formule bell’e pronte per i bestseller, i mezzucci non pagano. Lo scrittore non deve muoversi dal suo “stato di verità”, cioè deve essere sincero con se stesso e scrivere ciò che vuole, poi in qualche modo troverà i suoi lettori.
Rete dei redattori precari
gen 29, 2009 editoria, italianiiii
Ricevo e volentieri diffondo il link alla Rete dei redattori precari.
Chi mi segue su questo blog e offline sa che ho trascorso qualche tempo in casa editrice, e che la situazione di queste figure professionali mi preoccupa ancor più di quella dei traduttori. (Su quel che penso dei traduttori e dei loro compensi non mi dilungo, per evitare di scatenare altri flame, ché si è visto che il traduttore italico, mediamente, è suscettibile. Mi limito a ribadire che il traduttore non è la figura più debole, tra quelle che ruotano intorno a una casa editrice.) Scrivono i precari redattori:
In passato l’editoria è stata un precoce laboratorio di forme contrattuali atipiche, oggi è un settore che come pochi altri ha eretto la precarietà a sistema. I giovani lavoratori editoriali sono per la quasi totalità instabili, assunti con contratti capestro che li obbligano a lavorare indefessamente per pochi spiccioli (i tanto chiacchierati 1000 euro al mese per molti di noi sono un miraggio). Spesso, poi, si tratta di contratti atipici irregolari che nascondono una dipendenza di fatto, ma senza le tutele che la legge garantisce ai lavoratori subordinati. Frutto di questa condizione sono lo svilimento della nostra professionalità e lo scadimento formale, e non solo, di tanta parte della produzione editoriale italiana.
Tra gli obiettivi (riassumendo):
- opporsi all’esternalizzazione selvaggia dei servizi editoriali;
- possibilità di scelta da parte del lavoratore, e non solo dell’azienda, della modalità di collaborazione (occasionale, a progetto, ecc);
- mettere a punto un “tariffario del redattore” che stabilisca quale sia una retribuzione adeguata per tipo e carico di lavoro svolto;
e soprattutto:
Oggi nelle case editrici e negli studi editoriali non si fanno quasi più nuove assunzioni a tempo indeterminato, e gli incarichi di routine sono sempre più spesso affidati a collaboratori costretti a recarsi in azienda rispettando gli orari di ufficio e soggiacendo al volere di dirigenti e capireparto. Tutto ciò, oltre che moralmente riprovevole, è illegale. Dunque pretendiamo che collaboratori a progetto, occasionali ecc. non vengano utilizzati per supplire alla carenza di personale interno e che, come stabilito dalla legge, operino in autonomia con il solo vincolo di coordinarsi con i propri referenti di produzione.
(Ah, e trovo molto autoironica la scelta di far comparire in cima a ogni pagina del sito una successione casuale di refusi scovati in libri già pubblicati. Ogni volta che ricarico la pagina, temo sempre che salti fuori un libro di cui ho fatto io l’ultimo giro di bozze.)
Presentare un libro: al lettore, all’editore
gen 20, 2009 editoria
Sul blog di Authonomy c’è una serie di consigli rivolti agli aspiranti autori che vogliono (devono) inviare all’editore un riassunto/sinossi del proprio libro. No, tranquilli, io non ho un romanzo nel cassetto; penso però che i consigli siano validi anche per chi stende risvolti, blurb, schede di lettura e di vendita, quarte di copertina e tutte quelle tipologie di testo che si scrivono in casa editrice.
In particolare, è offerta un’utile distinzione fra due modi di proporre un libro a un editore:
1 - Il riassunto stringato, che non svela tutta la trama ma invoglia a scoprirne di più. In questo caso l’enfasi è tutta su quei pochi elementi che differenziano il vostro libro dai (mille e mille) libri simili. Mediamente un editore avrà valutato in vita sua centinaia o migliaia di, che so, “struggenti storie d’amore sullo sfondo della carneficina della Guerra di Crimea”; il punto allora è spiegargli perché il vostro libro è originale rispetto a quel cliché/topos/sottogenere. Mi sembra giusto sottolineare l’importanza della stringatezza nel presentare un libro: perché la stringatezza va a tutto vantaggio dell’incisività di un messaggio che di fatto è pubblicitario.
2 - Il “full detailed outline” del libro. Se l’editore lo richiede, bisognerà fornirgli tutta la trama, nel dettaglio, senza paura di rivelare il finale (incredibile quanti aspiranti pennaioli siano terrorizzati all’idea di “spoilerare” l’editore). Il consiglio in questo caso è di allegare a questa plot dettagliatissima soltanto le prime venti pagine del libro. Rispetto a un malloppo di cinquecento pagine, ci sono più speranze che l’agente o l’editore legga la vostra proposta e poi chieda di vedere l’intero manoscritto.
Se io fossi un editore o un agente, preferirei di gran lunga il metodo 2, e a quanto ne so, gli editori italiani lo preferiscono. Perché ovviamente la differenza tra 1 e 2 è anche la differenza tra una bandella (risvolto) e una scheda di lettura. Scrivere un risvolto richiede di trovare quello sfuggente equilibrio per cui si racconta il libro, si spiega perché è originale/innovativo/inedito, ma senza rivelare troppo della trama (se è un romanzo) o dello sviluppo e le ramificazioni della tesi centrale (se è un saggio divulgativo). La scheda di lettura invece – per chi non lo sapesse – è un documento a circolazione interna della casa editrice, che in pratica serve agli editor per decidere l’acquisto dei diritti di un libro anche senza averlo letto. Ovvio quindi che il lettore che redige la scheda debba rivelare per filo e per segno il contenuto del libro, oltre naturalmente a giudicarne lo stile, l’eventuale valore letterario e la vendibilità. (E, ça va sans dire, una scheda di lettura può (deve!) criticare i punti deboli di un libro, una bandella no.)
Presentazione: Harry Potter, come creare un business da favola
ott 24, 2008 editoria, milano, pop
Martedì scorso sono stata alla presentazione di questo libro, alla Feltrinelli Duomo qua a Milano.
Susan Gunelius, Harry Potter. Come creare un business da favola, Egea
Hanno partecipato:
- Paola Dubini, autrice della postfazione. Docente di marketing alla Bocconi e autrice di questo bel libro su editoria ed economia (su cui ho studiato pure io, tempo addietro).
- Isabella Bossi Fedrigotti (immagino sappiate tutti chi è), autrice della prefazione.
- Stefano Salis, giornalista del Domenicale del Sole24Ore, esperto dell’industria editoriale.
Non ho ancora letto il libro, ma ho pensato di trascrivere qui gli appunti che ho preso durante la presentazione, nel caso possano tornare utili a qualcuno che sta meditando di comprare il tomo. Se riesco, poi farò anche una recensione.
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