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Del prendersi maledettamente sul serio
ott 16, 2008 traduzione 41 commenti
*Attenzione attenzione* - Siccome non so esprimermi chiaramente in italiano (il che mi preoccupa, visto il mestiere che faccio), mi si fa notare nei commenti che non è emerso appieno il carattere del tutto personale delle opinioni riportate in questo post. Quindi ci metto questo bel disclaimer, prima che arrivino altri a commentare: questo post riporta le mie opinioni soggettive su un libro che ho letto, e non è da intendersi come critica ad personam agli autori del medesimo. Il post è inoltre permeato da un sottile velo d’ironia; ma siccome io non ho colto l’ironia di alcuni capitoli del libro (così mi si dice), mi pare un giusto contrappasso che voi non abbiate colto la mia.
(La prossima volta che leggerò una recensione negativa del mio libro, vedrò di arrabbiarmi pure io: sembra divertente!)
***

Volevo scrivere un commento su questo libro per aNobii, ma si è allungato oltremodo; quindi lo metto qui, tanto per far sapere che sono ancora viva (non postavo da un mese).
Il libro è questo, Il mestiere di riflettere. Storie di traduttori e traduzioni.
Dice il risvolto:
“Traduttore, traditore, recita un vecchio adagio. Noi traduttori non ci sentiamo affatto traditori, però. Semmai traditi, delle volte. Dietro buona parte dei libri che fanno bella mostra di sé nelle vetrine e sugli scaffali delle librerie ci siamo noi: noi con il nostro lavoro quotidiano, col nostro fare talvolta la guerra e talvolta l’amore con il romanzo di turno. Già, perché la nostra è una vita agrodolce, una vita segnata dall’invisibilità, condizione che a volte ci sta a pennello e altre volte ci sta un po’ stretta. Bene che ci vada, siamo un nome che fa capolino da un frontespizio. Questa è una raccolta di racconti, di storie: storie di traduzioni ma soprattutto storie di traduttori. Perché tra queste pagine, tra queste righe c’è il nostro lavoro, c’è la nostra vita, ci siamo noi.” A partire da un romanzo, da un’esperienza di traduzione, alcuni tra i più brillanti e noti traduttori italiani ci raccontano storie di lavoro, di passione, ma anche – e soprattutto – di vita.
(Mica cotiche.)
Dico io:
Ci sono alcune belle istantanee di vita quotidiana del traduttore. Ho trovato interessanti soprattutto i reportage sulle traduzioni a più mani: io faccio questo mestiere appunto per poter avere meno contatti possibile con altri esponenti della specie homo sapiens, quindi trovo difficile capire come si possa lavorare dovendosi confrontare continuamente con un altro. E ci sono alcuni succosi aneddoti sulla risoluzione di giochi di parole, l’eterna croce del traduttore.
Però.
Sono ancora dell’idea che molti miei colleghi nutrano un’opinione ridicolmente elevata circa la natura “artistica” del proprio lavoro e il trasporto passional-esistenziale necessario per svolgerlo al meglio.
Non so ai non traduttori, che invito a palesarsi nei commenti, ma a me fanno ridere frasi del tipo: “[La traduzione è] una via d’accesso al mistero… [che è] proprio l’essenza del nostro dilemma quotidiano e della nostra quotidiana estasi”; oppure: “Tradurre è anche un viaggio dentro se stessi”, oppure: “La dimensione etica del raccogliersi e dello scrivere. Del raccogliersi per scrivere. Del tradurre.”
A me paiono degli invasati. Alcuni eh, mica tutti. Signori, e soprattutto signore, ficcatevelo in testa:
1) Non siete scrittori, non siete artisti, non siete sacerdoti di culti esoterici.
2) Tanti redattori sono più artisti di voi. E sapete quanto guadagna il redattore precario che rivede la vostra traduzione e corregge i vostri erroracci (e i miei)?
3) (corollario del precedente) Smettetela una buona volta di frignare che la vita è agra, e che le cartelle da duemila battute son tante, e che vi pagano poco: l’editoria è piena di gente che guadagna meno di voi.
4) (corollario globale totale) Ripigliatevi.
Io, quando sono alla scrivania, non faccio viaggi dentro di me; cerco solo di guadagnarmi dignitosamente la pagnotta. Venti-venticinque cartelle al dì da tre anni, quattro o cinque riletture a fondo per ogni libro, sano artigianato editoriale. E, vivaddio, non è mia abitudine fare l’amore con i romanzi.
(Questo discorso è valido almeno per altri tre o quattro libri sul “punto di vista del povero traduttore” che ho letto di recente. E per tanta gente che gira su Biblit, su Proz e in altri rifugi utili a darsi reciproche pacche sulle spalle, atteggiandosi a intellettuali incompresi.)
(E qualcuno spieghi al redattore di questo libro che i trattini degli incisi sono medi, e preceduti e seguiti da uno spazio.)
E per favore – qui mi rivolgo alle due co-traduttrici di Eclipse, la cui spocchia sembra non avere confini – prendete meno per il culo le fan di Twilight: vi danno il pane. Ve lo dice una che di certo non le ama alla follia. Ma mi danno il pane (un tozzo qui un tozzo là, via), e non mi piace sputare nel piatto in cui mangio. Anch’io ho tradotto romanzi di genere, e saggi quantomeno discutibili; e mi hanno insegnato molti trucchi del mestiere, a volte più dei romanzi “letterari”. Umiltà, ci vuole.
Il blog ufficiale di Twilight
set 16, 2008 badtaste.it, blogging 19 commenti
Breve comunicazione di servizio.
Si inaugura oggi il nuovo blog ufficiale del film Twilight, ospitato sul sito della Eagle Pictures e gestito dalla redazione di BadTaste, nella persona della vostra qui presente me medesima. Il blog si chiama “La gazzetta di Forks”, e proporrà ogni giorno notizie, foto, video e approfondimenti sul fantasy più atteso della stagione cinematografica autunnale.
Naturalmente anche su BadTaste troverete ogni giorno notizie fresche su Twilight, nell’apposita sezione; quindi – mi rivolgo ai fan – continuate pure a seguire entrambi i siti: cercheremo di proporvi qualcosa di nuovo ogni giorno.
(Amici non twilightiani: Tranquilli, non aggiungerò questo feed al mio account di FriendFeed: non voglio obbligarvi a mettere in hide tutti i miei (tanti) blog e siti. Mi sforzo di spammare il meno possibile.)
And by a sleep to say we end the heartache
ago 26, 2008 autoreferenzialità, pop 11 commenti

L’insonnia è, al pari del mal di schiena, uno dei disturbi tipici dell’età contemporanea e più frequenti nei Paesi occidentali. Ne consegue l’uso massiccio di farmaci che possono dare dipendenza, con forti costi sociali (calo del 20% della produttività sul lavoro; e ottomila morti l’anno solo per i “colpi di sonno” al volante).
Leggevo che secondo alcuni, la grande diffusione dell’insonnia nella nostra società dipende dall’abbandono dei ritmi di sonno tipici del mondo antico. Come accade oggi in molte società primitive, anche i nostri bisnonni dormivano un “primo sonno” e un “secondo sonno” di circa quattro ore ciascuno, inframmezzati da 1-3 ore di veglia in piena notte; e sembra proprio che questa scansione del sonno sia più naturale, più in armonia con il ritmo circadiano dell’uomo.
Ancora su Natalia Aspesi e Badtaste
ago 23, 2008 badtaste.it 7 commenti
Breve recap, se non avete letto il post di ieri. E anche se l’avete letto, perché aggiunge dettagli.
Per la seconda volta BadTaste osa mettere in dubbio le affermazioni della Aspesi; la prima volta (quando BadTaste si chiamava ancora Caltanet, nel 2003) era successo per il Signore degli anelli, dalla Aspesi definito “romanzo naziskin” . Questa seconda volta è perché la Aspesi ha partecipato al massacro mediatico dando per certa la colpevolezza di Christian Bale, e guarda caso pochi giorni dopo tutte le accuse contro di lui sono state archiviate.
Insomma, l’abbiamo criticata per motivi ben diversi da quelli che lei sostiene (cioè perché avrebbe recensito negativamente Il cavaliere oscuro e il Principe Caspian; BadTaste ha anzi espresso varie perplessità su Batman e ha stroncato pesantemente Narnia 2). L’abbiamo criticata perché, come tanti giornalisti italiani, non ha l’abitudine di andare alle fonti prima di scrivere un articolo, ma preferisce parlare per sentito dire. Dicono che Bale ha picchiato la mamma? Allora ha picchiato la mamma. In Italia ci sono quattro pazzi che facevano i campi Hobbit? Allora Tolkien era nazista. E così via.
Lei risponde piccata con un articoletto molto sarcastico, ma strapieno di falsità, in prima pagina sulla sezione spettacoli di Repubblica. Dice che BadTaste.it ce l’ha con lei perché non le è piaciuto Il cavaliere oscuro, e quelli di BadTaste sono delle orde di fanatici e guai a chi gli tocca il prezioso pipistrello.
Ecco la nostra replica “a caldo”, scritta ieri sera da Andrea ma a cui mi associo in pieno anch’io.
Ed ecco l’editoriale di Robert (ColinMcKenzie) uscito poco fa:
Sarebbe comunque troppo facile far notare che, mentre noi ci occupavamo (tra le tante cose) di autori come John Sayles, di documentari come Taxi to the Dark Side o di bellissime pellicole inedite nel nostro Paese (Little Children o The Orphanage, tanto per fare due nomi), la Aspesi sfruttava il suo straordinario talento al servizio della Posta del cuore del Venerdì di Repubblica. Ma saremmo superbad a farlo e non è il caso. Così come non è il caso di far notare che, solo il mese scorso, la rivista XL, costola di Repubblica, ci dedicava un trafiletto simpatico e molto elogiativo. Per la proprietà transitiva, potremmo dire che Repubblica con la mano destra (la Aspesi) critica involontariamente quello che elogia la sinistra (XL).
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Stiamo cercando di capire se ci è concesso il diritto di replica sulla Repubblica in cartaceo, anche soltanto nella pagina delle lettere al direttore.
Io intanto vado a rileggermi per la quarta volta tutto Tolkien in lingua originale, per capire dove cacchio è che sta questa “mentalità naziskin” di cui blaterava la Aspesi…
Natalia Aspesi è appassionata di BadTaste.it
ago 22, 2008 badtaste.it 8 commenti
… Anche se l’abbiamo “svillaneggiata”. Così scrive Natalia Aspesi a pagina 37 della Repubblica di stamane, proprio in copertina dell’inserto R2.
All’inizio parla maluccio di noi, evidentemente piccata per essere stata oggetto di strali polemici da parte nostra (ma si consoli, perché è in buona compagnia). Poi però dichiara di essersi appassionata al nostro sito… Forse, tuttavia, non si è appassionata abbastanza per accorgersi che il nostro sito non parla soltanto di “eroi volanti in maschera”, ma di tutto il cinema, compreso quello “della realtà” come lo chiama lei. E chi ha letto la nostra recensione del Cavaliere oscuro sa bene che non l’abbiamo certo definito “capolavoro mondiale”. Anzi.
La risposta della redazione di BadTaste
NUOVO CINEMA INFERNO
La settimana prossima comincia la 65° Mostra del cinema di Venezia che si annuncia di un cinegusto così sopraffino, così colto, da preoccupare anche i meno frivoli studiosi del ramo. Si temono soprattutto sberleffi da parte di quei cinefili arroccati in numerosi siti appassionati di enormi eroi volanti in maschera, tra i quali il più simpaticamente settario pare essere BadTaste.it, che occupandosi del “nuovo gusto del cinema”, che da se stesso definisce cattivo, potrebbe inscenare al Lido, con i suoi molti appassionati seguaci, forti manifestazioni di dissenso verso il cinema della realtà, e i suoi film sul potere e la guerra in cui non intervengono né Batman né il principe Caspian a sistemare le cose. Svillaneggiata dal sito per non aver capito niente del capolavoro mondiale Il Cavaliere oscuro, “secondo incasso dopo Guerre stellari”, me ne sono appassionata, per la ricchezza delle informazioni che sforna a getto continuo, anche nel più raffinato spazio “Superbad”. Notizie shock ultima ora: “Harry Potter 6 rimandato a luglio 2009!” “Orde di fan inferociti si orgnaizzano per boicottare X-men origins, Wolverine, perché la Fox sta boicottando Watchmen…”.






