La quarta bozza
Archive for pop
26 Agosto 2008 alle 9:45 am · Nelle categorie autoreferenzialità, pop
L’insonnia è, al pari del mal di schiena, uno dei disturbi tipici dell’età contemporanea e più frequenti nei Paesi occidentali. Ne consegue l’uso massiccio di farmaci che possono dare dipendenza, con forti costi sociali (calo del 20% della produttività sul lavoro; e ottomila morti l’anno solo per i “colpi di sonno” al volante).
Leggevo che secondo alcuni, la grande diffusione dell’insonnia nella nostra società dipende dall’abbandono dei ritmi di sonno tipici del mondo antico. Come accade oggi in molte società primitive, anche i nostri bisnonni dormivano un “primo sonno” e un “secondo sonno” di circa quattro ore ciascuno, inframmezzati da 1-3 ore di veglia in piena notte; e sembra proprio che questa scansione del sonno sia più naturale, più in armonia con il ritmo circadiano dell’uomo.
Continua a leggere »
Tags: antropologia, insonnia, ritmo circadiano, sonno, sonno polifasico, storia
7 Agosto 2008 alle 12:29 pm · Nelle categorie badtaste.it, pop
Da oggi, oltre a seguire le sezioni Harry Potter, Twilight e (quando capita) Queste Oscure Materie,* su BadTaste vi appesterò anche con articoli a iosa sul nuovo film di Guy Ritchie, Sherlock Holmes.
Faccio coming out e vi dico che sono una fan sfegatata di Sherlock Holmes. Ovviamente ho pure visitato Baker Street 221B. Approfitterò per rileggermi tutti i racconti e romanzi.
Speriamo sia un buon film, ché tanto a fare macello ci pensa già lo Sherlock di Ali G.
* (In realtà pare ci sia qualche vaga speranza di vedere al cinema i sequel della Bussola d’oro. Personalmente non ci credo finché non li vedo.)
Tags: badtaste.it, queste oscure materie, sherlock holmes, twilight
29 Luglio 2008 alle 1:49 pm · Nelle categorie gender, italianiiii, minima moralia, pop
Prima ce la menano per anni con la storia delle modelle anoressiche, che i negozi sono pieni solo di taglie 38, che c’è la dittatura delle magre. Che le vere donne, quelle morbide creature che amano la buona tavola e sprizzano rotonda allegria da tutti i pori, e che costituirebbero la stragrande maggioranza della popolazione femminile, non trovano uno straccio da mettersi. Tapine.
Poi si constata che, negli ultimi giorni di saldi, da Zara sono rimaste solo taglie L e XL.
Orbene, chi li compra tutti quei tailleur taglia XS/36, sottraendomeli da sotto il naso? Bambine dodicenni?
Credo che la faccenda sia più complessa, e che in realtà i negozi discriminino nei confronti di tutte le taglie “fuori dalla media”, cioè non solo quelle sopra la 46, ma anche quelle sotto la 40. Taglie che non conviene tenere perché vendono di meno. A me per esempio la XS di Zara (che è una 36 francese, cioè una 40 italiana) sta molto larga, perché in teoria porterei almeno due taglie in meno (32FR = 36ITA). Morale: finisco per vestirmi quasi solo nei negozi per adolescenti, gli unici che vendano pantaloni taglia 32 (jeans 24-25) e che ammettano l’esistenza di donne prive di seni.
Ma non mi lamento. Il mio medico concorda con me: sempre meglio cinque chili sottopeso che cinque chili sopra. Per il cuore, per il colesterolo, per tutto quanto. Chi se ne frega dell’estetica, e dei vestiti, e del politicamente corretto. Non vorrei mai portare una taglia 42.
Bene. Ora mi siedo comoda e attendo che l’esercito delle vere donne (= quelle “mediterranee, polpose, con un po’ di carne intorno alle ossa, che a palparle non ti viene la tristezza”) giunga a rimbrottarmi. Del resto non ho mai preteso di essere una “vera donna”. Sai chi se ne sbatte. Andate a palpare qualcun’altra, ché io sto già a posto così.
Oh, a proposito, sto leggendo questo libro, è straordinario. Ci sarebbe tanto da dire, sulle “vere donne”, avendone il tempo.
Che cosa vuol dire appartenere al genere femminile o maschile? E’ davvero così facile distinguere un uomo da una donna? Judith Butler è convinta del contrario, e in questo libro affronta i luoghi comuni che si nascondono dietro la presunzione di poter assegnare un’identità in base al sesso biologico.
Tags: gender, moda, società
14 Luglio 2008 alle 8:30 am · Nelle categorie editoria, pop

Sto leggendo (solo ora, colpevolmente) Playlist di Luca Sofri; e cribbio, fa morir dal ridere.
E che, vuoi fare la playlist dei Beatles? Sei scemo? E quante ne metti, settantuno?
(Su Last Christmas degli Wham!) Oh santi numi! Roba da farsi venire due diabeti in sei minuti e quarantacinque. Roba per cui ogni natale ti viene da fare il tifo per i poliziotti di Beverly Hills. E il video? Oh santi numi!
(Su Billie Jean di Michael Jackson) Dice che Billie Jean non è la sua ragazza: è solo una che gli gira attorno e va dicendo che il bambino è suo. Ma, dice, ’sto bambino non è suo. Cosa di cui – visto com’è andata – il bambino ormai maggiorenne si starà rallegrando.
Phil Collins è la Yoko Ono dei Genesis. E’ odiato da tutti i fans duri e puri della band. Hanno addirittura usurpato al lombardo titolare l’offensivo nomignolo “nano pelato”, per affibbiarlo a lui.
(Su I Shot the Sheriff di Bob Marley) Lui ha sì ammazzato lo sceriffo, ma il vicesceriffo no. E poi lo sceriffo gli rompeva sempre i coglioni, e non lasciava che lui facesse crescere ciò che aveva seminato. In senso metaforico o no.
In pratica sono tremila canzoni, organizzate in ordine alfabetico per artista; e per ciascuna, una o due frasette fulminanti. Ma soprattutto, è un libro che ti fa venir voglia di craccare un account premium su Rapidshare. Ho già compilato una lista di roba che, alla mia veneranda età, non posso più permettermi di ignorare.
Sì, manca un sacco di gente importante; c’è troppa musica italiana; c’è qualche scelta opinabile sulla rappresentanza femminile (non c’è Ani di Franco, non c’è Tori Amos, ma c’è Des’ree, per dire. E Irene Grandi). Ma in genere i suoi gusti somigliano abbastanza ai miei. Ecco, credo che un libro come questo possa far infuriare chiunque abbia gusti musicali molto diversi da quelli di Sofri. Però è un bel libro da sfogliare, aprendolo rigorosamente a caso e affidandosi alla sorte, e intanto ascoltando su Last.fm trenta secondi di ogni canzone citata. Sfido chiunque a non scoprire almeno due o tre band ir-ri-nun-cia-bi-li grazie a questo tomo di 600 pagine.
(Ah, e la scheda di Matteo Bordone su Sufjan Stevens è proprio ben fatta.)
Tags: libri, musica
4 Aprile 2008 alle 9:06 pm · Nelle categorie autoreferenzialità, pop
Tanto per non essere sempre quella alternativa e blasé, mi accodo anch’io al meme du jour. Che mi dicono sia partito da Beggi, però a ben guardare le date dei post mi sa che ne ha parlato prima Kurai… vabbè insomma, è in. E’ ovunque. Potevo esimermi?
Se volete partecipare, e siete vecchi abbastanza da ricordarvi quando c’erano ancora le cassette da 60 e da 90, qui c’è il musicassetta-maker: Muxtape. Sappiate che soffrirete, perché si possono scegliere solo 12 canzoni. (Oddio, non ci ho messo i Beatles, ora il cugino mi pela.) (Ci avrei messo I am the Walrus, comunque.)
Be’, ciancio alle bande, ecco la mia. Da cui si evince che ho gusti alquanto eclettici.

(E se avrò fatto scoprire a qualcuno gli Heartless Bastards, sarò una persona felice.)
muxtape musica
Post successivi »