inicio mail me! sindicaci;ón

La quarta bozza

www.flickr.com

Archive for editoria

Kafka e le donnine

(Ovvero: roba che, se ci fosse ancora Cuore, andrebbe rubricata sotto “Chi se ne frega?”)

Ma se anche fosse vero che Kafka conservava in casa materiale pornografico, quale sarebbe il problema? Perché tanta ansia di sottolineare che non si tratta di pornografia hard core, ma di “rappresentazioni giocose, alcune in forma di caricatura”?

Cosa spinge l’establishment culturale britannico a tanta pruderie? (sì, la diatriba è tutta interna alla scholarship kafkiana britannica). Sarà che anche in UK a ferragosto bisogna tirar fuori storie di sesso, ma che essendo il Guardian un giornale serio, se proprio deve parlar di sesso preferisce metterci in mezzo la cultura?

Ma soprattutto, che ce ne importa? Vorreste dirmi che esiste uno scrittore famoso negli ultimi 2-3 secoli che NON abbia mai fatto uso di pornografia? No, aspetta, riformulo: vorreste dirmi che esiste un solo uomo che non ne abbia mai fatto uso?

E ovviamente (apro una parentesi) ciò vale anche per molte donne, solo che le donne rifiutano di ammetterlo: e la colpa può essere, alternativamente, del retaggio religioso oppure della stramaledetta crociata femminista contro la pornografia. Crociata che sinora non ha ottenuto altro risultato che di confinare il porno etero in un regno tutto maschile, in cui è perfettamente logico che la rappresentazione delle donne non sia realistica. E’ questione di domanda e offerta: quando le donne ammetteranno che è possibile riflettere in modo serio sulla questione; quando smetteranno di coprirsi gli occhi col prosciutto della “reificazione” e “mercificazione” e “degradazione” del corpo femminile; allora il mercato si accorgerà che la parità dei sessi è economicamente vantaggiosa. [Consiglio in proposito questa lettura.]

Detto ciò, i difensori della morale di Kafka – almeno stando all’articolo – sono quasi tutti maschi. Ma è curioso che accusino lo storico in questione di essere “bigotto” per il solo fatto di aver dimostrato l’esistenza di quel materiale porno (o semi-porno). Sono curiosa di leggere il suo libro per capire se davvero si tratta di facile sensazionalismo e una gretta trovata di marketing, oppure se per caso i bigotti non siano proprio gli altri storici, che sapevano dell’esistenza di quel materiale ma hanno scelto di non parlarne in nessuna biografia di Kafka. Perché, sai, non sta bene parlarne.

Dio solo sa cosa succederebbe se saltasse fuori della pornografia gay fra le carte di Proust. (O è già successo? non sono informata.)

Tags: , , , , , , , ,

AddThis Social Bookmark Button

E che, vuoi fare la playlist dei Beatles?

Immagine di Playlist

Sto leggendo (solo ora, colpevolmente) Playlist di Luca Sofri; e cribbio, fa morir dal ridere.

E che, vuoi fare la playlist dei Beatles? Sei scemo? E quante ne metti, settantuno?

(Su Last Christmas degli Wham!) Oh santi numi! Roba da farsi venire due diabeti in sei minuti e quarantacinque. Roba per cui ogni natale ti viene da fare il tifo per i poliziotti di Beverly Hills. E il video? Oh santi numi!

(Su Billie Jean di Michael Jackson) Dice che Billie Jean non è la sua ragazza: è solo una che gli gira attorno e va dicendo che il bambino è suo. Ma, dice, ’sto bambino non è suo. Cosa di cui – visto com’è andata – il bambino ormai maggiorenne si starà rallegrando.

Phil Collins è la Yoko Ono dei Genesis. E’ odiato da tutti i fans duri e puri della band. Hanno addirittura usurpato al lombardo titolare l’offensivo nomignolo “nano pelato”, per affibbiarlo a lui.

(Su I Shot the Sheriff di Bob Marley) Lui ha sì ammazzato lo sceriffo, ma il vicesceriffo no. E poi lo sceriffo gli rompeva sempre i coglioni, e non lasciava che lui facesse crescere ciò che aveva seminato. In senso metaforico o no.

In pratica sono tremila canzoni, organizzate in ordine alfabetico per artista; e per ciascuna, una o due frasette fulminanti. Ma soprattutto, è un libro che ti fa venir voglia di craccare un account premium su Rapidshare. Ho già compilato una lista di roba che, alla mia veneranda età, non posso più permettermi di ignorare.

Sì, manca un sacco di gente importante; c’è troppa musica italiana; c’è qualche scelta opinabile sulla rappresentanza femminile (non c’è Ani di Franco, non c’è Tori Amos, ma c’è Des’ree, per dire. E Irene Grandi). Ma in genere i suoi gusti somigliano abbastanza ai miei. Ecco, credo che un libro come questo possa far infuriare chiunque abbia gusti musicali molto diversi da quelli di Sofri. Però è un bel libro da sfogliare, aprendolo rigorosamente a caso e affidandosi alla sorte, e intanto ascoltando su Last.fm trenta secondi di ogni canzone citata. Sfido chiunque a non scoprire almeno due o tre band ir-ri-nun-cia-bi-li grazie a questo tomo di 600 pagine.

(Ah, e la scheda di Matteo Bordone su Sufjan Stevens è proprio ben fatta.)

Tags: ,

AddThis Social Bookmark Button

Scoperta dell’acqua calda (per me): Subway-Letteratura

E’ dal 2002 che l’associazione Laboratorio-E20 seleziona e distribuisce gratuitamente in metropolitana testi inediti di giovani autori under 35, stampati su carta riciclata e presentati in un espositore dal simpatico nome di “Juke Box Letterario”. Ma fino a quest’anno avevo colpevolmente ignorato la cosa.

L’altro giorno invece, complice un tragitto sulla Linea 1 Duomo-Bisceglie e ritorno, ho letto ben quattro racconti. E devo dire che ci sono alcune perle.

“L’obiettivo di Subway-Letteratura è quello di favorire la produzione e il consumo di testi letterari di qualità, promuovendo nuovi autori, nuove modalità di incontro con i lettori, sperimentando l’impiego di nuove tecnologie e innovative modalità di promozione e comunicazione.”

Se siete a Milano, nelle stazioni della metro trovate i libricini, o meglio gli opuscoli da un sedicesimo. Sulla copertina è indicato il numero di fermate della metro necessario per leggere il racconto, e il “genere letterario” cui appartiene:

Semiautobiografia zen - 10 FERMATE
Ouroborus borgesiano - 6 FERMATE
Noir - 15 FERMATE

Altrimenti, potete leggere sul sito tutti i racconti usciti dal 2002 a oggi. Scopro ora che l’iniziativa è attiva anche in altre città:

A partire dalla primavera, fino all’autunno del 2008, verranno installati nelle città di Milano (maggio), Mantova, Napoli e Roma (giugno), Venezia (settembre) e Palermo (ottobre) 106 Juke-Box Letterari: contenitori-distributori dai quali potranno essere prelevati gratuitamente i volumetti a firma di giovani scrittori esordienti. E’ prevista la distribuzione di 13 titoli per una tiratura complessiva di circa 4.000.000 di copie stampate su carta riciclata al 100% da post-consumo.

Parallelamente, si svolge un concorso per illustratori; le opere dei vincitori illustreranno le copertine dei racconti. Se vi sentite in vena, anche voi potete proporre un racconto o un’illustrazione, per la prossima edizione del concorso; oppure potete recensire i racconti altrui. Per motivi che non ho mai capito, in libreria le raccolte di racconti vendono molto meno dei romanzi. Quindi l’iniziativa mi sembra quanto mai valida, perché permette agli esordienti di cimentarsi con una formula narrativa che alcuni giudicano “più facile” da scrivere rispetto al romanzo (sarà poi vero?), e di raggiungere un pubblico potenzialmente molto vasto: le principali città italiane + la diffusione via web.

P.S. Comunque non sono l’unica a scoprire l’acqua calda. Repubblica si è accorta tre giorni fa dell’esistenza di LibraryThing. Quanto ci metterà a presentare aNobii come “l’ultima novità per topi di biblioteca nerd”?

subway letteratura

Tags: , , , ,

AddThis Social Bookmark Button

In chat con la Guida HP e i Lucchetti babbani

lucchetti babbani e medaglioni magiciSe torno viva dalla settimana elettorale in quel di Perugia: giovedì prossimo, 17 aprile, alle 21:20, sarò ospite di Marina Lenti (Guida Harry Potter per il portale SuperEva/Dada) nella chat del suo forum.

Parleremo, ovviamente, della traduzione italiana di Harry Potter.

Per partecipare: registratevi al forum e poi cliccate su “Entra in chat”, in fondo alla pagina. Per eventuali problemi tecnici potete rivolgervi a Marina, all’indirizzo guidaharrypotter [at] gmail [punto] com.

AddThis Social Bookmark Button

Del tradurre, del leggere turandosi il naso, dello sperimentalismo

oxford dictionaryScopro con divertito stupore che i consueti sincretismi suzukimarutiani mi piazzano oggi in ottima compagnia: Alain Robbe-Grillet, Franco Lucentini, Calvino, Eco, la Rowling e il mio miserando tentativo di disboscamento dell’Amazzonia, tutto in un solo (e come al solito, lungherrimo) post.

Non potendo esprimere un giudizio su Robbe-Grillet - autore che colpevolmente ignoravo, ma che ora recupererò, anche grazie a Suzukimaruti - mi limito a qualche osservazione di ordine generale sugli altri punti del suo post. Diciamo che prendo spunto, anziché rispondergli. (Anche perché quando inizia a parlare di Lost io mi perdo, non avendolo mai seguito.)

E’ un limite un po’ mio: ho la fissa delle traduzioni. Insomma, quando prendo un libro straniero ho sempre l’ansia che la traduzione lo deturpi.
Per dire, quando leggo che i libri di Stefano Benni - con tutti i giochi di parole, le inside jokes, le citazioni, ecc. - vengono tradotti in varie lingue, mi spavento. E mi immagino quanto mi perderei leggendo l’equivalente ghanese di Benni tradotto in italiano.

Verissimo. Figurati quanto mi spavento io quando traduco libri del genere. E quanto si sono spaventate le traduttrici di Harry Potter, che nel suo piccolo è pieno di insidie.

Se io non amassi la lingua e la cultura inglese non farei la traduttrice, e quindi va da sé che anch’io preferisco leggere in lingua originale (ci provo anche con il francese e lo spagnolo, e ci proverò prima o poi col tedesco). Ma per le lingue che non parlo, preferisco sempre una cattiva traduzione piuttosto che dover rinunciare alla lettura di un libro. C’è anche da dire che mi sforzo spesso di leggere libri inglesi tradotti in italiano, perché è un ottimo esercizio per chi fa il mio mestiere. Anzi, direi che più il libro è tradotto male, più bisogna turarsi il naso per leggerlo, e più si impara.

(O forse è solo un espediente con cui giustifico il fatto di starmene a letto a leggere romanzi invece di lavorare. “Sto facendo ricerca sul lessico dei legal thriller”. Sì, come no.)
Continua a leggere »

AddThis Social Bookmark Button

Post successivi »