Parentesi uncinata, ul, chiusa parentesi uncinata
dic 9, 2008 autoreferenzialità, traduzione
Sì, sono ancora viva. E torno nel modo che mi riesce meglio: con un post breve, senza fronzoli e bulleted.
- Ho recensito su aNobii Harry, A History di Melissa Anelli. Col beneplacito dell’autrice, che peraltro è italoamericana, sto cercando di convincere qualche editore italiano a tradurlo. Se poi lo fanno tradurre a me tanto meglio, ma l’importante è che venga tradotto, perché, pur non esente da difetti, è il testo più completo ed esauriente scritto finora sull’argomento. E l’argomento non sono i libri di Harry Potter, ma il fandom. (Lo so che non c’è logica nelle mie scelte di postare recensioni qui o su aNobii. Dovrò decidermi.)
- Una serie di errori classici commessi dai madrelingua inglese. E dunque, a maggior ragione, da chi scrive in inglese come seconda lingua.
- A proposito, se lavorate con la lingua inglese – attivamente, cioè scrivendo in inglese, o passivamente, cioè traducendo – vi consiglio questo libro.
- Pubblica utilità. Messaggio per colui/lei il/la quale è capitat* sul mio blog cercando con Google “come si fanno le lettere accentate con il Blackberry 8300″:
1) esistono anche i manuali d’uso, nevvero.
2) le accentate si fanno tenendo premuto il tasto della lettera e facendo scorrere in orizzontale la trackball.
Oooh. Bòn, mi sento utile a qualcuno, almeno. - Oggi consegno una traduzione, e, benché ce ne sia un’altra in corso e due in arrivo, spero di trovare un po’ di tempo (alla buon’ora, diranno subito i miei piccoli lettori) per aggiornare il sito con altre esegesi traduttorie potteriane. Il tutto ovviamente se non mi esplode il suddetto sito (e questo blog) quando lo aggiornerò a WP 2.7.
- Uno dei due libri in arrivo di cui sopra è decisamente 2.0. Diciamo che è il sequel di un saggio molto famoso uscito un paio di anni fa. Diciamo che l’ha scritto il direttore di una nota testata mensile d’oltreoceano. E ho detto tutto [cit.]. Promette bene; e se avrò qualche dubbio traduttivo, so già che posso chiedere il parere degli esperti su FriendFeed. Facciamo la traduzione collaborativa 2.0. Figo.
Tag: anobii, blackberry, harry potter, lingua inglese, traduzione
Pulizie di primavera
ott 17, 2008 autoreferenzialità, blogging, internet
Sì, sento anch’io la mancanza del vecchio tema, eccome; però era troppo scomodo e pesante. Questo ha una colonna principale più larga, più adatta quindi ai post medio-lunghi, che stanno prendendo il sopravvento per le ragioni che spiegavo qui – ragioni a cui nel frattempo si è aggiunto FriendFeed. In pratica, i post brevi diventano post su Tumblr, Twitter o FF. Meno post sul blog, e quindi – si spera – contenuti più meditati e interessanti.
Se ne parlava giusto ieri su FF, ma è un discorso che sento fare da più parti ultimamente. A me pare un bene; man mano che si affermeranno strumenti di aggregazione delle diverse piattaforme su cui produciamo contenuti, dovremmo poterci creare un’identità virtuale più articolata, consentendo però – a chi “da fuori” vuol conoscerci meglio – di trovare raccolto in un’unica pagina tutto ciò che scriviamo in giro, ovvero il cosidetto “lifestream”. Sweetcron mi sembra un primo passo, interessante e pionieristico a modo suo. Prima o poi lo testerò.
Per questo tutti i miei account sui social network sono liberamente accessibili (niente lucchetti!), e per questo ho sempre lasciato tanto spazio ai widget sul blog: ciò che scrivo e commento su FriendFeed (e quindi Twitter, Tumblr, Flickr…) mi rappresenta tanto quanto i post più lunghi che pubblico qui. Su internet non parlo della mia vita privata (il mio è un lifestream parziale e filtrato), quindi non ho niente da nascondere.
Più spazio a FriendFeed, dunque; così c’è più movimento su questa pagina, ché se aspettate un nuovo post, qua, c’è caso che aspettiate un mese ogni volta. A sinistra, i post; a destra tutto il resto di me. Inoltre questo tema si carica più in fretta (vero?) e ha una palette di colori più sobria. Tanto mi leggete tutti da feed, no? Che vi cambia?
L’ho testato su tutti i browser che ho (e anche su alcuni che non ho, grazie a questo sito). Le due sidebar in fondo non sono una bellezza con IE6, lo so; ma se usate ancora IE, e per giunta il 6, ve lo meritate abbondantemente. Se vedete robe strane in browser più seri, fate un fischio, please.
Tag: duepuntozero, friendfeed, grafica, lifestream, template, wordpress
And by a sleep to say we end the heartache
ago 26, 2008 autoreferenzialità, pop

L’insonnia è, al pari del mal di schiena, uno dei disturbi tipici dell’età contemporanea e più frequenti nei Paesi occidentali. Ne consegue l’uso massiccio di farmaci che possono dare dipendenza, con forti costi sociali (calo del 20% della produttività sul lavoro; e ottomila morti l’anno solo per i “colpi di sonno” al volante).
Leggevo che secondo alcuni, la grande diffusione dell’insonnia nella nostra società dipende dall’abbandono dei ritmi di sonno tipici del mondo antico. Come accade oggi in molte società primitive, anche i nostri bisnonni dormivano un “primo sonno” e un “secondo sonno” di circa quattro ore ciascuno, inframmezzati da 1-3 ore di veglia in piena notte; e sembra proprio che questa scansione del sonno sia più naturale, più in armonia con il ritmo circadiano dell’uomo.
Tag: antropologia, insonnia, ritmo circadiano, sonno, sonno polifasico, storia
Di passione e bollette
giu 3, 2008 autoreferenzialità, minima moralia, traduzione
Un commento di enneemme al mio post precedente, sempre a proposito del mestiere del traduttore: rispondo in forma di post perché come commento era lunghetto. E poi forse può stimolare altre conversazioni.
Ma più che sul “come si diventa traduttore editoriale” – in mille e più modi, secondo me, ognuno secondo un suo tragitto personalissimo e pressoché irripetibile – io credo che abbia molto più senso interrogarsi sul “come si resta traduttore editoriale”, ovvero sul “come vivere o almeno sopravvivere di questo mestiere”. Perché iniziare a tradurre e anche portare a casa più libri tradotti, se è questo che si vuol fare, bene o male, chi prima e chi poi, si fa. È il dopo a essere più difficile. È quando cominciano a venire meno le forze, l’entusiasmo e forse pure la passione; è quando la gratificazione per aver tradotto questo o quel libro, questo o quell’autore, comincia a non bastare più; è quando ti viene da chiederti “Ma questa è vita? È questo che voglio fare per sempre?” che la strada si complica. Imho, of course.
Mah. Anzitutto non vorrei dare false speranze ai wannabe traduttori che approdano qui: personalmente ho qualche dubbio sull’ottimistica visione per cui “prima o poi ce la si fa”. Nella mia breve esperienza editoriale ne ho visti fallire più d’uno. La concorrenza è spietata, e non sai mai quando e se ti arriverà il prossimo libro. In questo senso è vero che “il dopo è più difficile”; nel senso che è difficile sempre. Come ogni forma di lavoro autonomo.
Quanto alla passione, la gratificazione, bla bla bla, a mio avviso sono subordinati a una domanda molto più semplice: riesco ad arrivare alla fine del mese? Perché alla fine il succo è tutto qui.
Tag: lavoro, traduzione
Interferenze
mag 5, 2008 autoreferenzialità, geekiness, nerdiness, umurismu
Ho appena tentato di spiegare Kant a un liceale dicendogli che, se il buon Immanuel avesse visto un ornitorinco, gli sarebbe venuto “un kernel panic dell’appercezione trascendentale”.
Rinchiudetemi.
Tag: delirio, essere nerd oggi, filosofia





