Camelopardus su Fantasy Magazine

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Uhm, rieccomi.

Questo posto (blog e sito) ha decisamente bisogno di una spolverata. Che arriverà a breve, insieme a nuove iniziative, ricchi premi e cotillon.

Intanto segnalerei questa intervista di Marina Lenti a Sara Saorin di Camelopardus, che – lo dico con grande orgoglio – è anche la mia casa editrice.

Così ora, se volete che diventi anche la vostra casa editrice, sapete come fare.

(Torno a tramare nell’ombra.)

Autopromozione (aka “Toh, dimenticavo, ho un blog”)

Intervista doppia, su Due Chiacchiere. Io e Maestro Alberto. Grazie a Camu.

Per chiudere qualche tab

Un po’ di segnalazioni sparse, per chiudere alcune delle venti tab di Firefox che ho qui aperte, e con l’ulteriore intento di comunicare al mondo che questo blog è ancora in attività. Se già non l’avete tolto dai feed.

Tra le altre cose, sono giunta alla conclusione che nell’ottica di un’ecologia del pensiero, e per scongiurare l’insorgenza della drammatica sindrome del blogger tuttologo, è buona norma leggere diecimila parole per ogni parola che si scrive. Personalmente sto seguendo proprio questa filosofia, oltre alla mia solita regoletta aurea, che recita: “Non premere Invio se non hai la certezza che le tue parole possano tornare utili a qualcuno”. Donde la mia poca attività online in questo periodo, compresi i social network.

  • I Pride di quest’anno: Genova (Pride nazionale) il 27 giugno (vigilia del quarantennale di Stonewall), io e Remuz ci saremo; Milano… non si sa ancora quando, ma io e Remuz ci saremo; Roma 13 giugno.
  • Un’interessante riflessione sull’uso e l’abuso della pagina dei ringraziamenti nei libri. Non so voi, ma io quella pagina lì la trovo un’americanata pazzesca (locuzione da leggersi a mo’ di Fantozzi re. Corazzata Potëmkin), e noto con sgomento che si è diffusa anche tra gli autori italiani. Detesto tradurre quegli Aknowledgments imbevuti di retorica, e quando è capitato a me di scrivere un libro non ho inserito dediche né ringraziamenti. Lo trovo lezioso e sentimentale, suppongo che al lettore non interessi, e comunque preferisco ringraziare di persona. Credo che questa idiosincrasia mi sia venuta quando ho visto tesi di laurea dedicate alla mamma e all’amica del cuore “che mi ha aiutato a correggere la grammatica”. Doveroso ringraziare i colleghi e le persone che materialmente hanno contribuito alla stesura o alla revisione, o all’elaborazione delle idee; ma la mamma, vi prego, la mamma no.
  • Wu Ming 4 parla del valore dell’allegoria in Tolkien, dell’influsso dei temi cristiani sul SdA, delle “puerili” strumentalizzazioni politiche:

    La faccenda non era di poco conto per Tolkien, che non ha mai condiviso la scelta dell’amico C.S.Lewis, nella cui narrativa fantastica i personaggi ricalcano pedissequamente le figure evangeliche e le storie hanno un evidente intento apologetico. L’unica allegoria che Tolkien era disposto ad accettare era quella aperta, la cui universalità non è dovuta all’autorevolezza del messaggio a cui allude, bensì alla complessità e profondità del messaggio stesso di cui la storia si fa latrice.

  • Interviste a due grandi traduttori: la compianta Adriana Motti (Il giovane Holden) e l’immenso Vincenzo Mantovani (intervista in pdf), che ha tradotto di tutto e di più, da Roth a Bellow a Faulkner a Asimov a Crichton. Bello che entrambi, contro ogni regoletta da manuale, ribadiscano che leggersi tutto il libro prima di iniziare a tradurlo è *noioso*. Lo è, lo è; e se la prima lettura coincide con la prima stesura, poco male: il bravo traduttore fa tante riletture, e lì si accorge di tutto quello di cui si deve accorgere. (Cioè, Mantovani se ne accorge; io, boh. Speriamo.)

Information overload for dummies

Sto facendo un rapido calcolo, e ho paura.

Ho imparato a leggere a due anni e mezzo; quest’anno ne compio trenta, e dal 1982 a oggi ho letto in media due libri alla settimana.

Fanno circa 2800 volumi. Che detti così sembrano pochi.

Anche vivessi fino a novant’anni nel pieno possesso delle facoltà intellettuali e visive (e a dire il vero quelle visive son già un po’ a puttane), potrei leggere più o meno altri 6000 libri.

La cartella “eBook” sul mio computer pesa circa 4GB. Contiene svariate migliaia di titoli.

Ergo, già solo quella cartella contiene roba che non riuscirò mai a leggere, campassi cent’anni.

Inoltre, ogni angolo del mio appartamento si presenta più o meno come l’angolo ritratto nella foto qui sotto (tutti i ripiani dello scaffale sono rigorosamente in doppia fila, eh); e a breve mi trasferirò in un appartamento più grande, dove sicuramente accumulerò altra carta.

L’assortimento della Feltrinelli più vicina a casa mia è di 110.000 titoli. E poi ci sono le biblioteche.

Opzione A: faccio un corso di lettura veloce;
Opzione B: riduco le ore di sonno, e limito ulteriormente la già scarsa vita sociale;
Opzione C: mi metto a piangere.

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Aggiornamento dei feed per questo blog

Nuovo feed di QuartaBozza.com
Comunicazione di servizio: anche il feed di questo blog, come molti altri negli ultimi giorni, è passato da Feedburner a Google.

Il nuovo feed di questo blog è: http://feeds2.feedburner.com/quartabozza

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Il feed del sito (ilariakaterinov.com) è: http://feeds2.feedburner.com/ilariakaterinov

Prego tutti i miei lettori di aggiornare il feedreader.
Chi ne sa più di me afferma infatti che il vecchio feed potrebbe non funzionare più dopo il 28 febbraio; ci sono stati parecchi dibattiti in proposito, da cui evinco che la cosa più sicura sia chiedervi di aggiornare il link nel vostro feedreader.

La richiesta è rivolta anche a quelle poche decine di persone che sono ancora abbonate al feed nativo di WordPress (quartabozza.com/feed/) e così si perdono i contenuti speciali, tipo quelle 2-3 volte l’anno che posto una foto su Flickr.

Abbonatevi tutti ai nuovi feed. Grazie!

(l’immagine viene da qui, dove trovate un bel po’ di icone Rss niente male.)