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	<title>Commenti a: Del prendersi maledettamente sul serio</title>
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	<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:48:41 +0000</pubDate>
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		<title>Di: due cose ancora sul mestiere editoriale &#171; ferramenta</title>
		<link>http://www.quartabozza.com/2008/10/16/del-prendersi-maledettamente-sul-serio/comment-page-1/#comment-2806</link>
		<dc:creator>due cose ancora sul mestiere editoriale &#171; ferramenta</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 12:45:36 +0000</pubDate>
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		<description>[...] l&#8217;ultimo periodo di lavoro è stato abbastanza intenso e poco &#8220;aggiornato&#8221;), ilaria viveva un momento di celebrità scrivendo di libri e traduzione. non ripeterò qui ciò di cui si [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] l&#8217;ultimo periodo di lavoro è stato abbastanza intenso e poco &#8220;aggiornato&#8221;), ilaria viveva un momento di celebrità scrivendo di libri e traduzione. non ripeterò qui ciò di cui si [...]</p>
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		<title>Di: Ilaria</title>
		<link>http://www.quartabozza.com/2008/10/16/del-prendersi-maledettamente-sul-serio/comment-page-1/#comment-2322</link>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 12:08:09 +0000</pubDate>
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		<description>[Continua dal commento precedente]
Era anche questo che intendevo per "spocchia" e "prendersi troppo sul serio", cioè dire: io sono migliore di te perché ho tradotto libri più seri, più artistici, più letterari, lei-non-sa-chi-sono-io. Un giorno dovrò fare una digressione anche su questo disprezzo per la saggistica, non a caso cenerentola dell'editoria italiana, e che secondo qualcuno sarebbe più facile da tradurre. Ma senza allungare troppo il discorso in questa sede, continuo a pensare che il traduttore sia un onesto artigiano e nulla più, e che il successo più grande a cui può aspirare sia l'invisibilità totale. La traduzione, dice Umberto Eco, è come un paio di occhiali da presbite: una protesi necessaria ad alcune persone per avvicinarsi al testo originale. Il lettore deve vedere il testo, non la montatura degli occhiali. Ergo, a mio avviso ogni forma di protagonismo da parte del traduttore è pericolosa. E la retorica con cui certi traduttori narrano i dolori della loro "arte" (ripeto, non tutti gli autori del libro in questione, e non parlo solo di quel libro) mi fa ridere, come in realtà mi fa ridere anche da parte degli artisti veri. Inspiration/perspiration, com'è noto. Che poi alcuni vengano qui a psicanalizzare me, senza nemmeno sapere chi io sia, è faccenda che si commenta da sola.
.
In ottemperanza alle linee guida di questo blog, mi vedo costretta a lasciare aperti i commenti; ma vediamo di non ricominciare a gridare, per cortesia. A volte mi pento di aver deciso di non moderare i commenti: altri blog li avrebbero bloccati da tempo e cancellerebbero gli insulti più gravi; ma tant'è, voglio essere coerente. Si tratta fra l'altro di discorsi noiosissimi per il novanta per cento dei lettori di questo blog, dove solitamente si parla d'altro (scusate, gente). Chiudo come ho aperto: leggete &lt;a href="http://todrownarose.blogs.com/blog/2008/10/segnalo-qui.html" rel="nofollow"&gt;&lt;b&gt;questo post&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; e via, siamo a posto così. Voi continuate a scrivere le vostre testimonianze, io continuerò a pensare – con rinnovato vigore dopo questa sceneggiata – che alcuni di voi si devono proprio ripigliare un po'. Let's agree to disagree. Tanto io non sono nessuno, chissà perché vi interessa tanto la mia opinione.

E ora basta, per carità, ci siamo già resi abbastanza ridicoli di fronte a chi ci legge, tra cui – vi ricordo – anche alcune figure interne alle case editrici. Quelli che correggono i vostri e i miei errori di traduzione, per capirci.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[Continua dal commento precedente]<br />
Era anche questo che intendevo per &#8220;spocchia&#8221; e &#8220;prendersi troppo sul serio&#8221;, cioè dire: io sono migliore di te perché ho tradotto libri più seri, più artistici, più letterari, lei-non-sa-chi-sono-io. Un giorno dovrò fare una digressione anche su questo disprezzo per la saggistica, non a caso cenerentola dell&#8217;editoria italiana, e che secondo qualcuno sarebbe più facile da tradurre. Ma senza allungare troppo il discorso in questa sede, continuo a pensare che il traduttore sia un onesto artigiano e nulla più, e che il successo più grande a cui può aspirare sia l&#8217;invisibilità totale. La traduzione, dice Umberto Eco, è come un paio di occhiali da presbite: una protesi necessaria ad alcune persone per avvicinarsi al testo originale. Il lettore deve vedere il testo, non la montatura degli occhiali. Ergo, a mio avviso ogni forma di protagonismo da parte del traduttore è pericolosa. E la retorica con cui certi traduttori narrano i dolori della loro &#8220;arte&#8221; (ripeto, non tutti gli autori del libro in questione, e non parlo solo di quel libro) mi fa ridere, come in realtà mi fa ridere anche da parte degli artisti veri. Inspiration/perspiration, com&#8217;è noto. Che poi alcuni vengano qui a psicanalizzare me, senza nemmeno sapere chi io sia, è faccenda che si commenta da sola.<br />
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In ottemperanza alle linee guida di questo blog, mi vedo costretta a lasciare aperti i commenti; ma vediamo di non ricominciare a gridare, per cortesia. A volte mi pento di aver deciso di non moderare i commenti: altri blog li avrebbero bloccati da tempo e cancellerebbero gli insulti più gravi; ma tant&#8217;è, voglio essere coerente. Si tratta fra l&#8217;altro di discorsi noiosissimi per il novanta per cento dei lettori di questo blog, dove solitamente si parla d&#8217;altro (scusate, gente). Chiudo come ho aperto: leggete <a href="http://todrownarose.blogs.com/blog/2008/10/segnalo-qui.html" rel="nofollow"><b>questo post</b></a> e via, siamo a posto così. Voi continuate a scrivere le vostre testimonianze, io continuerò a pensare – con rinnovato vigore dopo questa sceneggiata – che alcuni di voi si devono proprio ripigliare un po&#8217;. Let&#8217;s agree to disagree. Tanto io non sono nessuno, chissà perché vi interessa tanto la mia opinione.</p>
<p>E ora basta, per carità, ci siamo già resi abbastanza ridicoli di fronte a chi ci legge, tra cui – vi ricordo – anche alcune figure interne alle case editrici. Quelli che correggono i vostri e i miei errori di traduzione, per capirci.</p>
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	<item>
		<title>Di: Ilaria</title>
		<link>http://www.quartabozza.com/2008/10/16/del-prendersi-maledettamente-sul-serio/comment-page-1/#comment-2321</link>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 12:07:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.quartabozza.com/?p=241#comment-2321</guid>
		<description>Posto qui un paio di osservazioni conclusive, dopodiché spero che la diatriba andrà morendo di morte naturale. Non ho alcuna intenzione di pubblicare un altro post sull'argomento: del resto avete già portato un sacco di visite al mio blog, roba che neanche spammando su tutti i memetracker del mondo e autotumblerandomi. Cazzo, questa sì che è la coda lunga. La gente figa litiga con le blogstar; io al massimo riesco ad azzuffarmi con i traduttori.
.
Credo che &lt;a href="http://todrownarose.blogs.com/blog/2008/10/segnalo-qui.html" rel="nofollow"&gt;&lt;b&gt;questo post&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; metta la parola fine, con un'eleganza di cui io non sarei mai capace, alla polemica innescata dalla mia recensione. Ci metti quaranta commenti a dire una cosa, e poi trovi chi la dice meglio di te.
.
Mi dispiace che l'immagine proiettata all'esterno dalla comunità italiana dei traduttori – o almeno di una sua parte – non sia uscita a testa alta, nel complesso, da quella discussione. Mi rattrista anche se, lo ripeto, non mi sento parte di quella comunità, dal momento che non è nel mio carattere rivendicare l'appartenenza a "tribù" né rappresentare gli interessi di un "gruppo" contro gli editori grassi e avidi e cattivi.
.
Mi strappa una risata, invece, vedere che dopo tre giorni (un tempo lunghissimo, in rete) c'è ancora chi si rode per la recensione scritta da una perfetta sconosciuta su un piccolo blog di periferia. Evidentemente ho toccato qualche nervo scoperto.
.
Ed è triste, sopra ogni cosa, che qui dentro qualcuno non capisca un fatto secondo me basilare: che non importa quali libri hai tradotto, quali autori, ma importa come li hai tradotti. Tutti i libri dovrebbero avere pari valore per un traduttore: purtroppo sembra che per certe persone non sia così. Io vado fiera dei libriccini di varia, dei romanzi e dei grandi saggi di geopolitica, in egual misura. Mi hanno posto sfide traduttive diverse. Non c'è libro che non ti faccia imparare qualcosa del tuo mestiere: e se c'è, per mia fortuna devo ancora incontrarlo. (E come dice Wu Ming 1: non puoi essere "avanguardia" se non ti sporchi le mani con la cultura pop. Io ho scritto un libro su Harry Potter: per il momento direi che ho la coscienza a posto. La prossima voce da spuntare nella mia to-do list presumo sia: imparare a parlare Klingon e Quenya.)
.
[Continua]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Posto qui un paio di osservazioni conclusive, dopodiché spero che la diatriba andrà morendo di morte naturale. Non ho alcuna intenzione di pubblicare un altro post sull&#8217;argomento: del resto avete già portato un sacco di visite al mio blog, roba che neanche spammando su tutti i memetracker del mondo e autotumblerandomi. Cazzo, questa sì che è la coda lunga. La gente figa litiga con le blogstar; io al massimo riesco ad azzuffarmi con i traduttori.<br />
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Credo che <a href="http://todrownarose.blogs.com/blog/2008/10/segnalo-qui.html" rel="nofollow"><b>questo post</b></a> metta la parola fine, con un&#8217;eleganza di cui io non sarei mai capace, alla polemica innescata dalla mia recensione. Ci metti quaranta commenti a dire una cosa, e poi trovi chi la dice meglio di te.<br />
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Mi dispiace che l&#8217;immagine proiettata all&#8217;esterno dalla comunità italiana dei traduttori – o almeno di una sua parte – non sia uscita a testa alta, nel complesso, da quella discussione. Mi rattrista anche se, lo ripeto, non mi sento parte di quella comunità, dal momento che non è nel mio carattere rivendicare l&#8217;appartenenza a &#8220;tribù&#8221; né rappresentare gli interessi di un &#8220;gruppo&#8221; contro gli editori grassi e avidi e cattivi.<br />
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Mi strappa una risata, invece, vedere che dopo tre giorni (un tempo lunghissimo, in rete) c&#8217;è ancora chi si rode per la recensione scritta da una perfetta sconosciuta su un piccolo blog di periferia. Evidentemente ho toccato qualche nervo scoperto.<br />
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Ed è triste, sopra ogni cosa, che qui dentro qualcuno non capisca un fatto secondo me basilare: che non importa quali libri hai tradotto, quali autori, ma importa come li hai tradotti. Tutti i libri dovrebbero avere pari valore per un traduttore: purtroppo sembra che per certe persone non sia così. Io vado fiera dei libriccini di varia, dei romanzi e dei grandi saggi di geopolitica, in egual misura. Mi hanno posto sfide traduttive diverse. Non c&#8217;è libro che non ti faccia imparare qualcosa del tuo mestiere: e se c&#8217;è, per mia fortuna devo ancora incontrarlo. (E come dice Wu Ming 1: non puoi essere &#8220;avanguardia&#8221; se non ti sporchi le mani con la cultura pop. Io ho scritto un libro su Harry Potter: per il momento direi che ho la coscienza a posto. La prossima voce da spuntare nella mia to-do list presumo sia: imparare a parlare Klingon e Quenya.)<br />
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[Continua]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Daniele</title>
		<link>http://www.quartabozza.com/2008/10/16/del-prendersi-maledettamente-sul-serio/comment-page-1/#comment-2318</link>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 08:09:10 +0000</pubDate>
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		<description>Cara Ilaria e cari tutti,
sono anch'io tra gli autori - non certo il più illustre - del libro. Tanto per aggiugere anche la mia personale opinione, mi sembra che quello che tu consideri essere esaltati, spocchiosi e invasati, sia semplicemente un modo di esprimersi, diverso per ognuno di noi. La sensazione che uno descriverebbe come "traducendo il tal libro mi sono divertito da matti" magari un altro la descrive come "sono entrato in contatto con me e con l'Assoluto". Embe'? Certo, liberissima di apprezzare uno dei due modi e non l'altro, ma non c'è bisogno che nessuno si ripigli, credo.
Buona lettura e buone traduzioni,
Daniele</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Ilaria e cari tutti,<br />
sono anch&#8217;io tra gli autori - non certo il più illustre - del libro. Tanto per aggiugere anche la mia personale opinione, mi sembra che quello che tu consideri essere esaltati, spocchiosi e invasati, sia semplicemente un modo di esprimersi, diverso per ognuno di noi. La sensazione che uno descriverebbe come &#8220;traducendo il tal libro mi sono divertito da matti&#8221; magari un altro la descrive come &#8220;sono entrato in contatto con me e con l&#8217;Assoluto&#8221;. Embe&#8217;? Certo, liberissima di apprezzare uno dei due modi e non l&#8217;altro, ma non c&#8217;è bisogno che nessuno si ripigli, credo.<br />
Buona lettura e buone traduzioni,<br />
Daniele</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Ilaria</title>
		<link>http://www.quartabozza.com/2008/10/16/del-prendersi-maledettamente-sul-serio/comment-page-1/#comment-2303</link>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 13:48:50 +0000</pubDate>
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		<description>Non mi pronuncio su quest'ultimo commento, perché gli insulti personali non li gradisco. Se la signora in questione avesse letto tutti i commenti precedenti, avrebbe già visto la modestia con cui parlo della mia scarsa esperienza. Per avere meno di trent'anni, mi sembra tuttavia di aver già tradotto saggisti e giornalisti di un certo prestigio, e mi sento fortunata, e sono grata a chi mi ha affidato quelle traduzioni. Forse la signora è andata a cercare le ultrafobie (libro molto carino peraltro, e difficilissimo perché pieno di giochi di parole e humour inglese) e le è sfuggita Naomi Klein. 

Non mi credo di andare da nessuna parte, ma spero di migliorarmi con il passare degli anni. Che ci siano traduttori migliori di me è indubbio, e li leggo con piacere per imparare; che ce ne siano di peggiori è altrettanto indubbio, ed è sotto gli occhi di chiunque abbia rivisto traduzioni in casa editrice.

Rispondo invece a Flores: probabile che io abbia colto spocchia dove non ce n'era, ma probabile anche che tu colga invidia dove non ce n'è. Mi scuso se ho male interpretato il tuo testo, però ti segnalo che io e alcune persone abbiamo letto un po' di supponenza nelle vostre parole. Non so se altri oltre a noi abbiano avuto quest'impressione, forse c'è un'ambiguità di fondo nel testo, non so.

Ribadisco il mio dispiacere per il fatto che una discussione potenzialmente interessante si sia ridotta a una serie di squallidi insulti ad personam e bambinate sparse in giro per la rete. E' un peccato che non tutti sappiano riflettere su se stessi; ma mi fa piacere che alcuni dei commentatori di questo post invece ci riescano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi pronuncio su quest&#8217;ultimo commento, perché gli insulti personali non li gradisco. Se la signora in questione avesse letto tutti i commenti precedenti, avrebbe già visto la modestia con cui parlo della mia scarsa esperienza. Per avere meno di trent&#8217;anni, mi sembra tuttavia di aver già tradotto saggisti e giornalisti di un certo prestigio, e mi sento fortunata, e sono grata a chi mi ha affidato quelle traduzioni. Forse la signora è andata a cercare le ultrafobie (libro molto carino peraltro, e difficilissimo perché pieno di giochi di parole e humour inglese) e le è sfuggita Naomi Klein. </p>
<p>Non mi credo di andare da nessuna parte, ma spero di migliorarmi con il passare degli anni. Che ci siano traduttori migliori di me è indubbio, e li leggo con piacere per imparare; che ce ne siano di peggiori è altrettanto indubbio, ed è sotto gli occhi di chiunque abbia rivisto traduzioni in casa editrice.</p>
<p>Rispondo invece a Flores: probabile che io abbia colto spocchia dove non ce n&#8217;era, ma probabile anche che tu colga invidia dove non ce n&#8217;è. Mi scuso se ho male interpretato il tuo testo, però ti segnalo che io e alcune persone abbiamo letto un po&#8217; di supponenza nelle vostre parole. Non so se altri oltre a noi abbiano avuto quest&#8217;impressione, forse c&#8217;è un&#8217;ambiguità di fondo nel testo, non so.</p>
<p>Ribadisco il mio dispiacere per il fatto che una discussione potenzialmente interessante si sia ridotta a una serie di squallidi insulti ad personam e bambinate sparse in giro per la rete. E&#8217; un peccato che non tutti sappiano riflettere su se stessi; ma mi fa piacere che alcuni dei commentatori di questo post invece ci riescano.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Elisa Z.</title>
		<link>http://www.quartabozza.com/2008/10/16/del-prendersi-maledettamente-sul-serio/comment-page-1/#comment-2302</link>
		<dc:creator>Elisa Z.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 13:37:36 +0000</pubDate>
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		<description>Ma dove si crede di andare Ilaria con i suoi capitolini di libri tradotti e eminenti titoli come "L’invasione delle ultrafobie"? Si può chiamare uno stage da Rizzoli come correttrice di bozze un lavoro da redattrice di responsabilità in una casa editrice sottolineato di quelle grandi e importanti? Che Ilaria impari prima un bel po' di umiltà da gente che traduce molto, molto bene e testi di prestigio...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma dove si crede di andare Ilaria con i suoi capitolini di libri tradotti e eminenti titoli come &#8220;L’invasione delle ultrafobie&#8221;? Si può chiamare uno stage da Rizzoli come correttrice di bozze un lavoro da redattrice di responsabilità in una casa editrice sottolineato di quelle grandi e importanti? Che Ilaria impari prima un bel po&#8217; di umiltà da gente che traduce molto, molto bene e testi di prestigio&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Flores</title>
		<link>http://www.quartabozza.com/2008/10/16/del-prendersi-maledettamente-sul-serio/comment-page-1/#comment-2301</link>
		<dc:creator>Flores</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 13:13:57 +0000</pubDate>
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		<description>Non è così ridicola la questione del volevi tradurlo te, per il motivo che ti ho già detto: i blog e forum vari su Twilight traboccano di gente che dice "l'avrei tradotto meglio io", e poi non sa neanche cos'è l'impaginazione. Io c'ho colto una punta d'invidia nelle cose che hai scritto su di noi, semplicemente. Magari mi sbaglio, meglio così. Quanto al rispetto per il libro, ne abbiamo avuto molto se leggi bene vil testo. Un conto è rispettare, un conto è criticare, un altro ancora è scherzarci su. Non sono tre cose incompatibili fra loro, e questo è il bello della natura umana.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non è così ridicola la questione del volevi tradurlo te, per il motivo che ti ho già detto: i blog e forum vari su Twilight traboccano di gente che dice &#8220;l&#8217;avrei tradotto meglio io&#8221;, e poi non sa neanche cos&#8217;è l&#8217;impaginazione. Io c&#8217;ho colto una punta d&#8217;invidia nelle cose che hai scritto su di noi, semplicemente. Magari mi sbaglio, meglio così. Quanto al rispetto per il libro, ne abbiamo avuto molto se leggi bene vil testo. Un conto è rispettare, un conto è criticare, un altro ancora è scherzarci su. Non sono tre cose incompatibili fra loro, e questo è il bello della natura umana.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Reloj</title>
		<link>http://www.quartabozza.com/2008/10/16/del-prendersi-maledettamente-sul-serio/comment-page-1/#comment-2293</link>
		<dc:creator>Reloj</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 22:09:26 +0000</pubDate>
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		<description>50 applausi per Khamsin, che ha detto tutto quello che volevo dire io :)

E poi, polemiche a parte: riguardo alla questione se il traduttore sia più o meno artista o più o meno artigiano, credo che la differenza fra le due cose sia soltanto quel guizzo, che è il genio, ovvero quell'abilità di creazione che un artista possiede e un artigiano no.
Se però l'obiettivo supremo del traduttore dev'essere lo scomparire dietro il testo, è assolutamente indifferente che egli sia un artista, perché in ogni caso deve fare di tutto perché la sua arte non traspaia nemmeno un po'.
Io credo che tanto una persona che traduce appassionandosi e facendo &lt;i&gt;l'amore coi romanzi&lt;/i&gt; quanto una persona che traduce solo &lt;i&gt;cercando di guadagnarsi la pagnotta&lt;/i&gt; possano tradurre benissimo e con serietà e ottenere ottimi risultati. Ma credo anche che per uno che si appassiona tanto a quello che traduce (tanto da entrare in quotidiana estasi!) sia più difficile distanziarsi dal testo quanto dovrebbe per tradurlo senza scivolare in scelte troppo personali che rovinerebbero la traduzione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>50 applausi per Khamsin, che ha detto tutto quello che volevo dire io <img src='http://www.quartabozza.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>E poi, polemiche a parte: riguardo alla questione se il traduttore sia più o meno artista o più o meno artigiano, credo che la differenza fra le due cose sia soltanto quel guizzo, che è il genio, ovvero quell&#8217;abilità di creazione che un artista possiede e un artigiano no.<br />
Se però l&#8217;obiettivo supremo del traduttore dev&#8217;essere lo scomparire dietro il testo, è assolutamente indifferente che egli sia un artista, perché in ogni caso deve fare di tutto perché la sua arte non traspaia nemmeno un po&#8217;.<br />
Io credo che tanto una persona che traduce appassionandosi e facendo <i>l&#8217;amore coi romanzi</i> quanto una persona che traduce solo <i>cercando di guadagnarsi la pagnotta</i> possano tradurre benissimo e con serietà e ottenere ottimi risultati. Ma credo anche che per uno che si appassiona tanto a quello che traduce (tanto da entrare in quotidiana estasi!) sia più difficile distanziarsi dal testo quanto dovrebbe per tradurlo senza scivolare in scelte troppo personali che rovinerebbero la traduzione.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ilaria</title>
		<link>http://www.quartabozza.com/2008/10/16/del-prendersi-maledettamente-sul-serio/comment-page-1/#comment-2291</link>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 20:34:03 +0000</pubDate>
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		<description>khamsin: grazie. Io continuo a stupirmi di aver suscitato tante reazioni... Ripeto, non recensirò più libri di autori italiani, se poi devo stare un giorno intero a leggere commenti inferociti. E tentativi di psicanalizzarmi! Quelli son proprio il massimo del minimo. 

Purtroppo nel frattempo il "pappappero" ha assunto, fuori da questo blog, toni ancor più infantili. Scene tristissime, ti assicuro. Quanto a me, mi faccio sane risate, rincuorata dal pensiero che questa "tribù" (o lobby, vogliamo chiamarla? wannabe-lobby, via!) non detiene un potere concreto. Altrimenti ci sarebbe da aver paura, visto quanto sono coalizzati. 

Vabbè, non ritorno sulla questione del "volevi tradurlo te" perché è talmente ridicola che sfida ogni commento. Chissà se queste persone hanno letto la lista dei libri che ho tradotto... altro che Meyer, mi ritengo molto fortunata.

Se poi in futuro mi capitasse un libro della Meyer, lo affronterei col massimo rispetto e sarei ben felice di tradurlo, come ho tradotto altri fantasy.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>khamsin: grazie. Io continuo a stupirmi di aver suscitato tante reazioni&#8230; Ripeto, non recensirò più libri di autori italiani, se poi devo stare un giorno intero a leggere commenti inferociti. E tentativi di psicanalizzarmi! Quelli son proprio il massimo del minimo. </p>
<p>Purtroppo nel frattempo il &#8220;pappappero&#8221; ha assunto, fuori da questo blog, toni ancor più infantili. Scene tristissime, ti assicuro. Quanto a me, mi faccio sane risate, rincuorata dal pensiero che questa &#8220;tribù&#8221; (o lobby, vogliamo chiamarla? wannabe-lobby, via!) non detiene un potere concreto. Altrimenti ci sarebbe da aver paura, visto quanto sono coalizzati. </p>
<p>Vabbè, non ritorno sulla questione del &#8220;volevi tradurlo te&#8221; perché è talmente ridicola che sfida ogni commento. Chissà se queste persone hanno letto la lista dei libri che ho tradotto&#8230; altro che Meyer, mi ritengo molto fortunata.</p>
<p>Se poi in futuro mi capitasse un libro della Meyer, lo affronterei col massimo rispetto e sarei ben felice di tradurlo, come ho tradotto altri fantasy.</p>
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		<title>Di: khamsin</title>
		<link>http://www.quartabozza.com/2008/10/16/del-prendersi-maledettamente-sul-serio/comment-page-1/#comment-2290</link>
		<dc:creator>khamsin</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 20:24:21 +0000</pubDate>
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		<description>Cari tutti,
mi inserisco nel dibattito. Sono una profana, una NON traduttrice. O meglio, la traduzione l'ho bazzicata in sede di studio e di sporadiche collaborazioni eminentemente gratuite. Insomma, non è il mio mestiere ma comunque mi ci sono confrontata abbastanza sia dal punto di vista teorico sia dal punto di vista pratico. E, lavorando in editoria, mi ci confronto ancora.
Premetto anche che non ho letto il libro che Ilaria recensisce. 
Alla luce di tutto questo, vorrei - se è lecito - esprimere il mio parere, forse superficiale, sulla discussione in corso.
Non mi stupiscono e non mi scandalizzano le parole e il tono di Ilaria nel suo post: chi bazzica questo blog sa che Ilaria ha questo modo di affrontare le questioni di petto, con un approccio molto tranchant e forse a volte un po' veemente. Può piacere, può non piacere, ma già sapere che questo è il suo modo di scrivere, secondo me aiuta nell'affrontare con il giusto metro la questione.
Detto questo, se il post di Ilaria è irruento e tagliente (forse troppo, per certe orecchie sensibili), certi commenti al limite della crisi isterica mi lasciano estremamente perplessa. E l'esagerazione delle accuse mosse all'autrice del blog risulta palese nel momento in cui si legge il commento di Stefano. Che esprime, se non un'idea opposta, quanto meno una posizione nettamente distinta da quella di Ilaria. Ma con spunti obiettivi, fecondi, interessanti - lui sì che ha replicato "sostanzialmente" alle considerazioni di Ilaria.
E alla fine, se vedete, le posizioni non sono troppo diverse. Certo, per tradurre buona letteratura e buoni saggi occorre un guizzo, un'intuizione che non è da tutti, un qualcosa che rende un traduttore davvero "speciale" e diverso dagli altri. Ma prima di arrivare lì (o meglio, per poter mettere a frutto davvero certe intuizioni, certe sensibilità) ci vuole una base di mestiere, esperienza, "lavoro sporco" che è esattamente quello di cui parla Ilaria - e in cui francamente, la mistica del traduttore demiurgo mi pare francamente fuori luogo.
Ma d'altra parte, se alcuni traduttori hanno queste doti speciali, certo è che la maggior parte dei traduttori si attesta a un dignitoso livello medio che non risveglia certo entusiasmi da strapparsi i capelli. Certo, in molti casi sono le opere di partenza che non consentono grandi dimostrazioni di bravura da parte del traduttore, ma altrettante volte è il traduttore che non è in grado di fare di più.
E mi sembra normale. Mi auguro che il mondo di traduttori non sia un mondo di geni - non più del mondo in cui ci muoviamo noi altri non traduttori. Geni pochi, da 'ste parti. Onesti artigiani già di più.

Sarebbe potuta nascere una discussione interessante. 
Ma, leggendo quello che in sostanza era "gnè gnè gnè - è tutta invidia - lo volevi tradurre te e invece l'ho tradotto io - pappappero", mi sembra di essere stata catapultata sul set di "Uomini e donne" - oddìo, 'ndo sta la De Filippi?

E, se devo dirla tutta, preferisco un'opinione ruvida ma onesta espressa con scarsa diplomazia piuttosto che quelle incensate false come delle patacche che si sentono troppo spesso in diverse situazioni - tipo le presentazioni dei libri, tanto per rimanere in ambito editoriale.

Ok, forse sono andata fuori tema. Di solito mi viene bene.
Buona traduzione a tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cari tutti,<br />
mi inserisco nel dibattito. Sono una profana, una NON traduttrice. O meglio, la traduzione l&#8217;ho bazzicata in sede di studio e di sporadiche collaborazioni eminentemente gratuite. Insomma, non è il mio mestiere ma comunque mi ci sono confrontata abbastanza sia dal punto di vista teorico sia dal punto di vista pratico. E, lavorando in editoria, mi ci confronto ancora.<br />
Premetto anche che non ho letto il libro che Ilaria recensisce.<br />
Alla luce di tutto questo, vorrei - se è lecito - esprimere il mio parere, forse superficiale, sulla discussione in corso.<br />
Non mi stupiscono e non mi scandalizzano le parole e il tono di Ilaria nel suo post: chi bazzica questo blog sa che Ilaria ha questo modo di affrontare le questioni di petto, con un approccio molto tranchant e forse a volte un po&#8217; veemente. Può piacere, può non piacere, ma già sapere che questo è il suo modo di scrivere, secondo me aiuta nell&#8217;affrontare con il giusto metro la questione.<br />
Detto questo, se il post di Ilaria è irruento e tagliente (forse troppo, per certe orecchie sensibili), certi commenti al limite della crisi isterica mi lasciano estremamente perplessa. E l&#8217;esagerazione delle accuse mosse all&#8217;autrice del blog risulta palese nel momento in cui si legge il commento di Stefano. Che esprime, se non un&#8217;idea opposta, quanto meno una posizione nettamente distinta da quella di Ilaria. Ma con spunti obiettivi, fecondi, interessanti - lui sì che ha replicato &#8220;sostanzialmente&#8221; alle considerazioni di Ilaria.<br />
E alla fine, se vedete, le posizioni non sono troppo diverse. Certo, per tradurre buona letteratura e buoni saggi occorre un guizzo, un&#8217;intuizione che non è da tutti, un qualcosa che rende un traduttore davvero &#8220;speciale&#8221; e diverso dagli altri. Ma prima di arrivare lì (o meglio, per poter mettere a frutto davvero certe intuizioni, certe sensibilità) ci vuole una base di mestiere, esperienza, &#8220;lavoro sporco&#8221; che è esattamente quello di cui parla Ilaria - e in cui francamente, la mistica del traduttore demiurgo mi pare francamente fuori luogo.<br />
Ma d&#8217;altra parte, se alcuni traduttori hanno queste doti speciali, certo è che la maggior parte dei traduttori si attesta a un dignitoso livello medio che non risveglia certo entusiasmi da strapparsi i capelli. Certo, in molti casi sono le opere di partenza che non consentono grandi dimostrazioni di bravura da parte del traduttore, ma altrettante volte è il traduttore che non è in grado di fare di più.<br />
E mi sembra normale. Mi auguro che il mondo di traduttori non sia un mondo di geni - non più del mondo in cui ci muoviamo noi altri non traduttori. Geni pochi, da &#8217;ste parti. Onesti artigiani già di più.</p>
<p>Sarebbe potuta nascere una discussione interessante.<br />
Ma, leggendo quello che in sostanza era &#8220;gnè gnè gnè - è tutta invidia - lo volevi tradurre te e invece l&#8217;ho tradotto io - pappappero&#8221;, mi sembra di essere stata catapultata sul set di &#8220;Uomini e donne&#8221; - oddìo, &#8216;ndo sta la De Filippi?</p>
<p>E, se devo dirla tutta, preferisco un&#8217;opinione ruvida ma onesta espressa con scarsa diplomazia piuttosto che quelle incensate false come delle patacche che si sentono troppo spesso in diverse situazioni - tipo le presentazioni dei libri, tanto per rimanere in ambito editoriale.</p>
<p>Ok, forse sono andata fuori tema. Di solito mi viene bene.<br />
Buona traduzione a tutti.</p>
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