Chi tra voi, oltre a questo blog, segue anche il mio sito avrà già visto la trascrizione della chat su Harry Potter. Qua sul blog invece mi preme segnalare che durante la chat si è parlato anche di come si diventa traduttore editoriale. Premesso che io sono l’ultima persona al mondo che può dare consigli in questo senso; poiché però vedo gente che arriva su questo blog cercando “come diventare traduttore” et similia, mi pareva utile riportare qui il pezzetto di chat in cui ne abbiamo parlato. (Lo trovate dopo lo stacco del post, o qui sotto se leggete da feed.)
Se poi ci sono altri traduttori in ascolto, o persone che gravitano a vario titolo nel mondo editoriale, mi piacerebbe che ci raccontassero come hanno iniziato: può sempre tornare utile agli aspiranti che googlano…
…e magari anche a me, visto che in futuro mi piacerebbe propormi ad altri editori oltre a quelli con cui già lavoro.
(P.S. A breve aggiornerò anche il sito con qualche altra nota sulla traduzione dei Doni della Morte, promesso! Purtroppo il tempo libero da queste parti scarseggia.)
(Il testo completo della chat è qui)
Ederina85: mi inserisco nel discorso per porre una domanda da parte di mia sorella (che studia lingue), anche se devierò un po’ il discorso… Magari qualcuno lo ha già chiesto, ma quale può / deve essere il sentiero da seguire, per un aspirante traduttore?
IlariaK: ahia, temo sempre questa domanda… non lo so, io ho iniziato studiando per diventare redattrice e poi ho fatto uno stage in una casa editrice e mentre ero lì ho chiesto se potevo fare una prova di traduzione, ed è andata bene. Per chi è fuori dal circuito editoriale, e i traduttori lavorano sempre al di fuori, il problema è trovare contatti. Direi di mandare curricula OVUNQUE, dalla Mondadori all’editore più piccolo. Di solito una prova di traduzione non si nega a nessuno, anche se i tempi di risposta sono in media lunghi.
Guida: Sara, preparati a essere invasa dopo che va su il transcript
Hsaretta: Aiuto, Guida, forse è il caso di dire che sono traduttora pur’io e che al momento siamo in autarchia!
IlariaK: Dove ero io mi occupavo personalmente di valutare le prove di traduzione altrui, ed ero molto rapida
) . Se la prova va bene, c’è qualche speranza di ricevere una telefonata quando c’è bisogno di traduttori. Ovviamente aiuta avere più lingue (io ho solo l’inglese, ma appunto non faccio testo, me la sono cavata perché avevo già un piede in casa editrice, diciamo così), quindi non so proprio cosa consigliare agli aspiranti, se non di fare tanta pratica e rileggere mille volte le prove prima di spedirle perché si viene valutati non tanto sul curriculum (io non sono mica laureata in lingue!) ma su quelle cinque pagine.
Hsaretta: Ilaria, se qualcuno ha già tradotto qualcosa può tornare utile inviarlo o non viene considerato?
IlariaK: In che senso? se hai tradotto per conto tuo un libro che in italia non è ancora uscito? ho sentito di casi del genere, ma agli editori italiani i libri arrivano via agenzie e scout, difficilmente prendono in considerazione queste proposte, però può valere come prova di traduzione, credo. S sicuramente “fa curriculum”.
Hsaretta: No, no, intendevo proprio qualcosa come prova di traduzione.
IlariaK: Beh non ha molto senso spedire una prova, meglio spedire il curriculum, e se sono interessati ti mandano loro 5-10 pagine, del libro che vogliono loro, così ti mettono alla prova su un certo stile/registro.
IlariaK: magari traduci benissimo i romanzi ma non la saggistica… poi ogni editore pubblica generi specifici, se vuoi tradurre narrativa non scrivi al Saggiatore.
Hsaretta: (Vado OT: mi arrivò una telefonata di una traduttrice che mi proponeva la traduzione di un libro di Jardin. Ho dovuto parlarle x mezz’ora per spiegarle che il problema non è tradurre Jardin, ma avere i diritti dei suoi romanzi. E’ seguita un’altra mezz’ora di spiegazione su cosa siano i diritti… :-S) .
Guida: Anche per quel che ne so io, senz’altro meno di quel che ne sa Ilaria, è estremamente difficile che prendano qualcuno che si propone con un libro tradotto, a meno che sia un esperto in materia, perché non è detto che l’editore sia interessato a comprare i diritti della traduzione.
IlariaK: Infatti, i diritti costano, e poi non c’è modo di sapere se nel frattempo non li ha già acquistati un altro editore Italiano. Oddio, ecco, questo è un altro punto chiave: il traduttore DEVE sapere come funziona il mercato editoriale, esattamente come deve saperlo l’aspirante autore
Guida: allora è un bel casino perché l’aspirante autore medio non sa proprio nulla
Hsaretta: vero.
IlariaK: lo so, purtroppo, l’aspirante autore non ha idea delle tirature, della visibilità sui giornali, del fatto che se fa tremila copie deve già stappare lo champagne, del fatto che non può dirmi un giorno prima della chiusura che no, le note a piè di pagina non gli piacciono, le vuole in fondo al libro >_< (scusate, traumi da ex redattrice frustrata). Poi ci sono quelli che mettono le virgole tra soggetto e verbo, e se gliele tocchi si arrabbiano… Sono gente strana, gli autori. Spero di non essermi comportata così con le amiche cameloparde… Forse mi ha fatto bene aver vissuto entrambi i lati della barricata, redattrice e POI autrice.







