C’è del marcio a Calcutta
set 5, 2007 minima moralia, religione
Allora gente, qui i casi sono due: o postate voi al posto mio, oppure lavorate al posto mio. In ambo i casi vi toccherà anche dormire al posto mio, perché qua si va avanti con quattro ore a notte da una settimana.
Se io avessi voglia, e tempo, a questo punto dovrei scrivere un post su Madre Teresa. Se avessi voglia e tempo direi che oggi ricorre il decennale della morte di colei la quale, alla cerimonia di consegna del Nobel, dichiarò che la più grande minaccia alla pace nel mondo era l’aborto (sic); e - sempre se avessi tempo - sottolinerei che Ruini ha scelto proprio questa ricorrenza per avvertirci, dall’alto della sua autorità morale (da esercitarsi sull’umanità tutta senza distinzione di credo) e della sua profonda cultura medica, che la legge sull’aborto va “aggiornata alla luce del progresso medico-scientifico”. Come, nello specifico, non lo dice: mettendo più suore nei consultori, immagino, e rendendo ancor più difficile procurarsi una pillola del giorno dopo in tempo utile, cioè entro 72 ore.
Ma non ho tempo. Se l’avessi, scriverei un lungo post su questo breve ma denso libro. Poiché il tempo è tiranno, mi limito a citarne un brano, e vi invito a leggere il resto. Scrive Hitchens:
Quando mi hanno chiesto se sapessi qualcosa del suo lavoro tra i poveri, se l’avessi mai conosciuta, ho risposto che avevo camminato con lei per Calcutta e che ero arrivato alla conclusione che fosse non tanto un’amica dei poveri quanto un’amica della povertà. Lodava la povertà, la malattia e la sofferenza come doni dall’alto, e diceva alle persone di accettare questi doni con gioia. Era adamantinamente contraria alla sola politica che abbia mai alleviato la povertà in tutte le nazioni - e cioè dare potere alle donne ed estendere il loro controllo sulla propria fertilità. La sua celebre clinica di Calcutta in realtà non era che un ospizio primitivo, un posto dove la gente andava a morire, un luogo dove le cure mediche erano poche, quando non addirittura inesistenti (quando fu lei ad ammalarsi, volò in prima classe alla volta di una clinica privata in California). Le grandi somme di denaro raccolte venivano spese per la maggior parte nella costruzione di conventi in suo onore. Aveva fatto amicizia con tutta una serie di ricchi truffatori e sfruttatori, da Charles Lincoln della Lincoln Savings&Loans, alla ripugnante dinastia Duvalier di Haiti, accettando da entrambi generose donazioni di denaro che in realtà era stato rubato ai poveri.
E se potessi direi anche due paroline a proposito dell’udienza ratzingeriana di oggi, in cui J.R. ha riassunto la missione di Madre Teresa come segue: “Servire sempre fedelmente Dio nei più poveri e bisognosi”. E mi piacerebbe spiegarvi, con dovizia di citazioni da sant’Agostino (frui e uti eccetera), in che senso costei sfruttava i poveri come strumento per la maggior gloria di Dio. E poi allargherei il discorso e vi chiederei: è meglio un ateo che ama il suo prossimo semplicemente perché è il suo prossimo, perché è una persona singola, con la sua irripetibile scintilla di umanità; oppure è meglio una missionaria che nella massa indistinta dei “poveri” vede solo uno strumento da “usare” (sempre in senso agostiniano) per poi “fruire” di Dio nell’altra vita? E a questo punto, già che ci sono, citerei pure Kant, l’uomo come fine e non come mezzo.
Ma non ho tempo. Non ho tempo. Lasciatemi lavorare. Non in commotione Dominus.
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settembre 5th, 2007 at 5:30 pm
Wow, non ne sapevo quasi nulla di tutto ciò, anche perché se non si è “interessati” sicuramente al TG non lo vengono a dire ;D, grazie del post.
settembre 5th, 2007 at 5:33 pm
J.R.? il cattivone di Dallas?

son d’accordo con il signor Kant…
settembre 5th, 2007 at 5:36 pm
Un nuovo libro da leggere, insomma.
Mi piacerebbe leggere le tue spiegazioni… chissà che non succeda, se un giorno avrai tempo di farlo. Per il momento, buon lavoro!
settembre 5th, 2007 at 6:06 pm
Non sono d’accordo. Trovo il libro di Hitchens - come molte delle cose che Hitchens scrive - banalotto e superficiale. La posizione religiosa, culturale ed etica di Madre Teresa vi viene fraintesa completamente, non so se per incapacità o malafede. Giusto un pizzico (ma solo un pizzico) meglio di Odifreddi :D.
settembre 5th, 2007 at 6:07 pm
[...] Oggi è l’anniversario della morte di Madre Teresa di Calcutta. Costei è famosa in tutto il mondo per il suo aiuto ai poveri, ha vinto un nobel per la pace ed è considerata una beata dalla chiesa. Su di lei sono state spese molte parole sui vari media, sono stati fatti film e fiction. Pare, però, che non sia esattamente così. [...]
settembre 5th, 2007 at 6:26 pm
@farfinta: ne prendo atto. Ma ricordo che le frasi di Madre Teresa riportate nel libro sono citazioni testuali e ampiamente documentate, e sono agghiaccianti. Parimenti, sono ampiamente documentati i rapporti intercorsi fra Madre Teresa e numerose figure di spicco della politica internazionale (lei che dichiarava di “non volersi impicciare di politica” perché affidataria di un mandato superiore!), come Reagan e la Thatcher, nonché dittatori di varia risma quali i Duvalier.
settembre 5th, 2007 at 7:23 pm
come spesso accade luci e ombre nella vita di tutti, i santi non esistono come non esistono i diavoli. Esiste solo l’uomo ma questa è un’altra cosa, questo lo dice “solo ” Kant.
Dimenticavo comunque un gran bel post.
ciao a presto
settembre 5th, 2007 at 7:32 pm
mi daranno del maschilista ma continuo a notare un diritto negato: quello del padre che non vuole l’aborto.
settembre 5th, 2007 at 7:38 pm
@ivan: grazie a te per aver espresso una grande verità.
@presveva: l’ideale sarebbe conciliare i diritti di tutti, ma non potendolo fare, la priorità va data a chi il figlio se lo deve portare in grembo per nove mesi, e che probabilmente dovrà sopportare gran parte dell’onere delle cure parentali e dell’educazione della prole.
settembre 5th, 2007 at 8:58 pm
Se avessi tempo scriverei un commento degno di questo post. Sempre nella remota ipotesi che io avessi a disposizione tempo sufficiente, mi complimenterei per l’acuta e originale osservazione del fenomeno maria-teresa che imperversa in questo giorno particolare. Ma non ho tempo, quindi mi limito a dirti che mi piace troppo chiamare il Santo Padre J.R. all’americana, quasi fosse un rapper. Baci :**
settembre 5th, 2007 at 9:34 pm
guarda questo video. è in lingua, ma come appetizer del libro di Hitchens, va bene. buon post.
settembre 5th, 2007 at 9:36 pm
farfinta, sono stanco di vedere critiche così poco argomentate: spiega dove/come/perché hitchens è banale e superficiale (classica scusa per stroncare qualcosa che non ci piace)…
settembre 5th, 2007 at 9:55 pm
@eio, grazie mille, ottimo video. Le stesse tesi del libro, ben argomentate nei pochi minuti a disposizione.
settembre 5th, 2007 at 10:02 pm
@ilaria io limiterei l’onere al portarlo in grembo per 9 mesi
settembre 5th, 2007 at 10:28 pm
Urca che post!
Non avevo mai approfondito questi temi e ora ……..son costretto a farlo.
Non riesco, per ora, a dire altro
settembre 5th, 2007 at 10:30 pm
Dimenticavo.
Sono cattolico e credente.
La fede, comunque, non si fa condizionare da vizi o virtù di chi la predica, perchè rimane sempre un rapporto “molto personale e intimo” con Dio!
settembre 5th, 2007 at 10:46 pm
Ah, su questo non c’è dubbio alcuno, Gigi. Il problema è appunto quando il rapporto intimo della coscienza con Dio si riversa all’esterno diventando imposizione sull’altra persona: sui corpi dei malati e su quelli delle donne per esempio. Ci sarebbe molto da dire (e nel libro se ne parla) anche sui battesimi coatti eseguiti di nascosto sui moribondi a Calcutta.
settembre 6th, 2007 at 10:16 am
Aiuto…anch’io ho pochissimo tempo, ma questo post merita una riflessione (grazie Prissy per questi contributi!). Secondo me il problema della “doppia faccia” di Madre Teresa investe una tematica molto più ampia: la religione cattolica da sempre disumanizza e sublima la sofferenza e la povertà, facendone un vero e proprio oggetto del proprio credo. Per i missionari cattolici la miseria umana non è un problema concreto da risolvere fattivamente, ma un mezzo per elevare la propria condizione spirituale e per rafforzare ulteriormente la propria fede. Il “povero” non più una persona da aiutare, ma un fratello con cui raggiungere la salvezza dell’anima.
Così non si risolvono i problemi del mondo, semplicemente si banalizzano e si riducono ad un misero manifesto di dolore…che fa sfondo alle gesta eroiche dei “grandi” uomini di Dio.
settembre 6th, 2007 at 10:16 am
@ Ilaria: ma scusa, tu (per lavoro, per caso, per qualunque motivo) hai rapporti solo con persone dalla moralità specchiata? Quanto alle citazioni, poi, possiamo discuterne. Mi pare che spesso Hitchens le usi a sproposito, cioè decontestualizzandole o dando alle parole e ai concetti che Madre Teresa usa significati molto lontani dall’intenzione originale.
@ Watchdogs: qui, nel limitato spazio di un commento a un post altrui, non mi parrebbe opportuno farla troppo lunga. Finirei per somigliare a un troll. Se ti interessa, sfoglia un po’ il mio blog. Lì ho dedicato parecchi post alla “critica alle critiche” del cattolicesimo (quasi mai a Hitchens, per la verità: mio diverto di più a sfrucugliare Odifreddi o Dan Brown, che, lo concedo, son bersagli più facili).
settembre 6th, 2007 at 11:06 am
Io invece non ho voglia di giustificare quello che dico: dico solo che mi fa solo cagare quello che scrivete … non sono cosi’ rampante da risallire la catena causale e affermare che mi fate cagare anche voi …
settembre 6th, 2007 at 11:42 am
@Marika: esatto.
@farfinta: Non ti seguo. Avrò certo a che fare anche con persone dalla moralità dubbia; questo mi impedisce forse di constatare che, di fatto, la loro moralità è dubbia?
@gyngi: conciso ed efficace.
settembre 6th, 2007 at 12:44 pm
@farfinta: ah, adesso rileggendo ho capito. Tu dici: Madre Teresa ha avuto a che fare con dittatori, ma non per questo… Eh, ok, però ha sempre difeso strenuamente tutte le politiche più conservatrici e irrispettose dei diritti civili. Ha proclamato in faccia agli irlandesi: “Promettiamo alla Madonna che tanto ama l’Irlanda che in questo paese non permetteremo mai un solo aborto. E niente contraccettivi”. Se non è fare politica questo!
settembre 6th, 2007 at 12:47 pm
e … meno male che non avevi tempo !
… comunque condivido tutto …. eppoi stò Ruini qui ma che se ne stia zitto…!!!
settembre 6th, 2007 at 2:05 pm
@farfinta
ok, prometto che ti leggo!
settembre 6th, 2007 at 2:20 pm
Incredibile tutte le cose che non si riescono a fare e non si riescono a dire per mancanza di tempo!
E incredibile anche quanto sia fantastico il mix preterizione + religione. È il mio prefertio!
Grande Ilaria, bellissimo post. Sinceramente (nella mia abissale ignoranza) vedevo questa donna come il volto buono di una Chiesa da buttare … ma a quanto pare mi sbagliavo. E, a quanto pare, devo aggiungere un’altro libro alla mia lista!
settembre 6th, 2007 at 3:31 pm
@Ilaria: qui il discorso si fa lungo. Faccio solo un cenno (che Watchdogs mi perdoni :D): posso anche essere d’accordo che Madre Teresa avesse idee politiche discutibili (o meglio: che traesse dalla sua fede idee politiche che, più che discutibili, paiono spesso un po’ insensate). Con ciò, il nocciolo della sua esperienza religiosa e di carità è una delle cose più straordinarie che il cattolicesimo abbia prodotto nel secolo passato. E’ proprio un punto che a Hitchens, mi pare, sfugge per incapacità di comprendere la dimensione religiosa in quanto tale. Il suo giudizio su Madre Teresa (ma più in generale il suo giudizio sulla religione e sul cristianesimo in particolare) sorgono da questa incapacità, ed è proprio per questo che mi sembra superficiale.
settembre 6th, 2007 at 3:44 pm
aaaaaaaa…i vecchi tempi…quando c’era ancora l’inquisizione…. XD
Tu, con questo post, saresti finita al rogo con processo super abbreviato per eresia….
Apparte gli scherzi, che dramma….non si finisce mai d’imparare.
settembre 6th, 2007 at 3:57 pm
“è meglio un ateo che ama il suo prossimo semplicemente perché è il suo prossimo, perché è una persona singola, con la sua irripetibile scintilla di umanità?”
Da atea, e quindi un po’ di parte, per me è decisamente meglio!!!
settembre 6th, 2007 at 4:31 pm
Ma appunto: credere che Madre Teresa non amasse “il suo prossimo, perché è una persona singola, con la sua irripetibile scintilla di umanità”, ma piuttosto la “categoria” dei poveri per poter lucrare, attraverso di essi, qualcosa d’altro è, a mio parere, il punto dell’incomprensione di Hitchens (e non solo sua).
settembre 6th, 2007 at 5:39 pm
Guarda che ho capito la tua posizione, Farfinta; non la condivido semplicemente perché parto dal presupposto che l’obiettivo di salvarsi l’anima e/o di glorificare Dio sia incompatibile con un genuino altruismo e amore del prossimo. Io sostengo invece che, in assenza di Dio, si debba “frui” dell’altro uomo, cioè trattarlo sempre anche come fine e non come mezzo. Sono consapevole che la mia è una posizione un po’ forte, ma tant’è: io sto dicendo che *soltanto* l’ateo è in grado veramente di considerare l’altra persona come un fine ultimo. Quindi qui Madre Teresa e la mia vicina di casa per me pari sono. Ma credo che Madre Teresa abbia inflitto più danni a poveri innocenti, rispetto alla mia vicina.
settembre 6th, 2007 at 6:49 pm
Io invece non capisco. Perché l’avere fede o speranza in Dio impedirebbe di considerare l’altro come fine ultimo? Oltretutto, il tuo criterio “kantiano” escluderebbe pure Kant (che in Dio ci sperava e ci credeva). Ti spiego perché non capisco: il Dio cristiano non è, teologicamente, un’entità superiore e solo trascendente. L’incarnazione toglie l’aut aut (Dio O il prossimo). Ma qui la cosa si fa sempre più spessa e forse noiosa.
settembre 6th, 2007 at 7:01 pm
Non per me, ma sicuramente noiosa per chi ci legge. So bene di aver usato un po’ fantasiosamente gli esempi, d’altronde Agostino e Kant dicevano due cose ben diverse. E però d’altronde Kant a sperare in Dio ci arriva alla fine di tutto il discorso (che secondo me regge benissimo anche senza ipotizzare Dio), mentre la prospettiva cristiana *parte* da Dio.
In due parole due: per me, se credi in Dio, Dio è l’alfa e l’omega; viene prima di tutto e alla fine di tutto, è lo scopo ultimo a cui ogni altra cosa/valore/realtà/creatura è subordinata. Sono d’accordo che la prospettiva cristiana dell’incarnazione riduca in parte la difficoltà del dualismo; ma resta il fatto che tu il prossimo lo devi amare perché in lui c’è Cristo, perché alla fine tornerete allo stesso Padre. Personalmente, preferisco amare il mio prossimo perché è un pezzo di carne, budella e sinapsi neuronali e basta, esattamente come me, e siamo insieme in questa valle di lacrime. E ci conviene godercela al meglio, perché altre valli non esistono dopo questa. Tutto qui: una questione di sensibilità personale.
settembre 6th, 2007 at 8:56 pm
Ma siete fuori?!? Noioso questo discorso!? È fantastico!! Quindi non fatevi certo scrupoli per noi lettori (leggasi: me lettore
)
Ovviamente condivido pienamente il pensiero di Ilaria. Personalmente sono orgoglioso che in quanto ateo io possa vedere nella persona di fianco a me un agglomerato di “carne, budella e sinapsi neuronali” e trattarla da pari per questo.
Ma di certo ora non mi metterò a fare discorsi profondi, lascio la parola a voi!
settembre 6th, 2007 at 9:17 pm
Ciao, sono capitata per caso e felicemente sul tuo blog seguendo i post su Madre Teresa. Anch’io ieri ho parlato del libro di Hitchens e di altri che testimoniano l’ambiguità di questa “instant blessed”. Un saluto sulfureo, Lameduck
settembre 7th, 2007 at 6:22 pm
@ Ilaria: solo due piccole osservazioni. Dici che Kant “a sperare in Dio ci arriva alla fine di tutto il discorso (che secondo me regge benissimo anche senza ipotizzare Dio)”. Teoreticamente forse sì (almeno, indiscutibilmente Kant ci presenta così la questione), ma dal punto di vista esistenziale non ne sarei così sicuro: la fede, come apparato di orientamento dell’uomo Kant nella realtà, viene certamente prima della stesura della Critica della ragion Pura. Credo però anche che per Kant così come per ogni credente (e certamente per me) la fede non è mai un punto di partenza. Questo è, credo, un punto su cui il cattolicesimo insiste persino di più delle altre confessioni cristiane: si crede perché si “vede” qualcosa, si fa esperienza di qualcosa. Non sto certo parlando di visioni o cose del genere, sia chiaro. Io credo perché ho visto, forse banalmente, i frutti che la fede ha portato nelle vite di tante persone (i miei genitori in primis). E’ solo una ricchezza, una persuasività del tutto umana che può aprire le porte al riconoscimento del divino. Insomma: “carne, budella e sinapsi neuronali”, che parlanò sì di altro da sé, ma se mancassero quell’altro sarebbe del tutto inattingibile, inconoscibile e per niente interessante. Non aveva tutti i torti il vecchio Nietzsche a tacciare il cristianesimo di essere “umano, troppo umano”. Altrimenti la fede diventa nient’altro che ideologia, e delle peggiori. (Se vi ho annoiato è colpa vostra che me l’avete chiesto, e di Wizard in particolare :D).
settembre 7th, 2007 at 7:12 pm
Solo perché la fede porta conforto, non significa che sia vera. A me, personalmente, non interessa il conforto, ma la realtà del mondo in cui viviamo. Di nuovo, questione di sensibilità personale. A me pare che in questo mondo, nel cielo stellato e nella legge morale, ci siano già abbastanza meraviglie, senza bisogno di scomodare la trascendenza.
settembre 7th, 2007 at 7:49 pm
E mica mi sono annoiato io!!
Vorrei pure rispondere, ma Ilaria lo fa meglio di me, quindi me ne sto in disparte e leggo!
settembre 7th, 2007 at 7:54 pm
No no, rispondi, rispondi, sennò qui è un dialogo a due sole voci. Pluralismo, ci vuole!
settembre 7th, 2007 at 8:37 pm
Macchè pluralismo e pluralismo! Sai benissimo che praticamente la vediamo uguale, almeno su ciò!
Spesso ho sentito dire dai credenti che loro non potevano fare a meno della fede perchè il pensiero che la loro vita fosse inutile e che non ci fosse un perchè, per quanto irrazionale fosse, li metteva in un diagio enorme. Beh, questo è un motivo pessimo per essere credenti! Non bisogna mica essere credenti perchè comodo, perchè confortevole … La fede, nel mio modo di vedere, deve essere abbracciata solo per se stessa, non come mezzo per il conforto.
Visto … se non rispondevo era meglio!
settembre 8th, 2007 at 10:11 am
Non pretendo certo che l’evidenza di ciò che mi fa avere fede fondi una “verità” della fede stessa al modo in cui è vero che, ad esempio, la somma degli angoli di un triangolo euclideo è 2 pi greco. Siamo più nel campo di “Ma come, non vedi anche tu com’è bella mia moglie?” o “Dai, devi riconoscere che come gioca il Milan non gioca nessuno”, non so se mi spiego. Non è logica pura (che, peraltro, non riesce ad afferrare un’enorme quantità di questioni), né irrazionalità. Siamo nel campo, direi, della ragionevolezza, di quello che Pascal chiamava esprit de finesse. Quanto al conforto, provo a rimetterla così: la fede non è “carne, budella e sinapsi neuronali, cielo stellato, legge morale” più ics (che sarebbe Dio, la trascendenza, o quel che volete voi). La fede è la salvezza di “carne, budella e sinapsi neuronali, cielo stellato, legge morale”. A me interessa il conforto, certo. O meglio: credo sia umano sperare in questo conforto.
settembre 12th, 2007 at 2:17 pm
Dev’essersi spostato il marciume….
Ricordo male oppure una volta era in Danimarca?!?